Aliquota ridotta al 10% per affitti transitori in grandi centri urbani

 

Novità in arrivo per tutti coloro che hanno stipulato un contratto d’affitto fino a 18 mesi. La nuova aliquota al 10% è infatti una realtà per circa i 120.000 contratti d’affitto transitorio stipulati nel 2017 nei capoluoghi di provincia e nelle grandi aree metropolitane.

Questa variazione interessa dunque tutti i centri in cui il proprietario deve attenersi ai prezzi minimi e massimi fissati dagli accordi locali e non può basare il costo sul canone di mercato. La formula di contratto transitorio per appartamenti arredati è un’opzione utilissima e molto in voga negli ultimi anni. L’appartamento arredato in affitto transitorio permette di usufruire del necessario (elettrodomestici, armadi, letti, a volte anche di complementi d’arredo) in una casa confortevole e accogliente per periodi di tempo limitati e inferiori ai classici periodi previsti dai contratti d’affitto.

L’agenzia Tempocasa, forte dell’esperienza di tanti anni e da sempre all’ascolto delle esigenze del cliente, consiglia caldamente questa soluzione a tutte quelle persone che si trovino lontane da casa in una trasferta di lavoro temporanea, o a studenti che necessitano di occupare un locale senza però ricorrere alle forme di affitto tradizionali che prevedono lunghi periodi.

L’affitto transitorio permette di prendere in affitto un appartamento fino a un massimo di diciotto mesi sotto presentazione di cause precisamente documentate, come per esempio una trasferta di lavoro o esigenze universitarie oppure la necessità di cure ospedaliere delle quali non si può godere nella propria città di provenienza, o ancora la necessità di alloggio temporaneo in caso la propria abitazione non sia agibile.

Anche il locatore, ossia il proprietario, può proporre di disporre dell’immobile per soli contratti transitori per sue esigenze personali. In questo caso, Tempocasa consiglia a chi si trovasse in questa situazione, di seguire la sentenza della Corte Costituzionale del 2003, che prevede la conferma della necessità della temporaneità: il locatore non è tenuto a fornire spiegazioni delle sua necessità ma solo a confermarle formalmente tramite lettera raccomandata da inviarsi prima del termine previsto per la scadenza del contratto stipulato. Una volta scaduto questo termine infatti, il contratto verrà ricondotto alla sua durata regolare, ovvero quella di 4 anni. Il rispetto di questa semplice comunicazione garantirà al locatore di effettuare un contratto transitorio senza dover giustificare al locatario alcunché. Per quanto riguarda le modalità di redazione di un simile contratto d’affitto, è opportuno ricordare che il contratto transitorio può essere redatto anche usando un modello diverso da quello previsto dagli accordi locali, purché siano rispettati pienamente i vincoli di durata e di canone.

Stando alle nuove normative, l’affitto transitorio può essere stipulato secondo i canoni di mercato nelle zone a bassa densità abitativa, mentre le novità nelle aliquote interessano gli immobili collocati in città facenti parte dell’elenco dei comuni ad alta densità demografica. Per questi comuni si potrà ora applicare la cedolare al 10%. Questo comporterà un risparmio notevole. Secondo l’OMI (Osservatorio Mercato Immobiliare) la cifra del canone medio per i contratti transitori nei comuni ad alta densità è di 507 euro al mese. Grazie alla possibilità di applicare la nuova aliquota al 10% e non al 25%, è consentito un risparmio di 502 euro, dal momento che il carico fiscale cala dagli oltre 900 euro a soli 456. Un lato positivo di questa novità è che si tratta di una norma retroattiva: chi ha pagato negli scorsi anni l’aliquota del 25% potrà ora presentare una dichiarazione per ottenere la differenza.

Stando alle cifre raccolte dall’OMI i contratti transitori sono più di 100.000. A questi non si aggiungono però gli affitti di singola stanza (più di 250.000 affitti per periodi di diverso tipo) e i contratti che pur essendo superiori a un anno non arrivano ai 18 mesi (le stime OMI ne indicano 240.000). Di questi 100.000 solo una piccola parte sarà sottoponibile all’aliquota del 10% in quanto si tratterà dei contratti su cui il proprietario non è libero di applicare i canoni di mercato, ovvero locazioni nelle aree metropolitane di Roma, Milano, Venezia, Palermo e Catania, comuni limitrofi, e capoluoghi di provincia. Per gli appartamenti già arredati (parzialmente o completamente) resta sempre e comunque in vigore l’aumento del 20% rispetto ad appartamenti non ammobiliati.

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