Il problema dei terremoti in Italia e il Sisma Bonus

 

Gli ultimi eventi tragici ci hanno confermato, purtroppo, che l’Italia è un Paese fortemente sismico. La nostra Penisola si trova nel punto di incontro tra diverse faglie e i movimenti tellurici sembrano essere sempre più frequenti. Le aree che ultimamente risentono maggiormente dell’attività sismica del Paese sono le regioni centrali, in particolare l’Umbria, l’Abruzzo e le Marche, e di conseguenza tutte le regioni circostanti.

Per trarre questa conclusione non serve aspettare gli eventi sismici, basta dare un’occhiata al sito dell’Istituto Nazionale di Vulcanologia (INGV), che con mappe accuratissime ci mostra come la zona viola, ossia quelle con più elevata possibilità di terremoti, ricopre quasi interamente il nostro stivale. Le zone critiche sono concentrate tra il Centro Italia e la Sicilia, come in una dorsale che attraversa il cuore del Paese per giungere fino alla maggiore delle isole del Mediterraneo, in passato scenario di eventi sismici anche di forte entità.

mappa-pericolosita-sismica-italia
Sebbene, ormai, il fatto che l’Italia sia a forte rischio terremoti sia risaputo da tutti, purtroppo in molte zone del Paese si tende a sottovalutare l’eventualità di un evento di elevata portata: è successo nel 2012 in Emilia, prima ancora in Abruzzo ed è successo nel 2016 nel Lazio. Gli edifici che corrono il maggior rischio di distruzione in caso di evento sismico non sono quelli nuovi, che dovrebbero essere strettamente controllati per il rispetto delle normative e delle leggi attualmente in vigore, ma sono quelli più datati, costruiti prima degli anni Novanta.

Fortunatamente, proprio per le sue caratteristiche geologiche, l’Italia ha sviluppato una regolamentazione specifica in fatto di sicurezza sismica tra le migliori del mondo. Purtroppo, però, gli obblighi sono esclusivamente per le nuove costruzioni mentre i lavori di adeguamento delle abitazioni più datate sono solo fortemente consigliati. Cosa significa? Considerando il fatto che nel nostro Paese sono tantissimi i centri abitati di antichissima fondazione, dove le abitazioni risalgono a diversi secoli fa quando, ovviamente, non esisteva nessuna legge in materia, il 90% delle case sul nostro territorio non sono a norma.

Durante i lavori di ristrutturazione eseguiti su questi edifici, inoltre, molto spesso gli interventi non hanno fatto altro che compromettere ulteriormente la stabilità degli edifici: basti pensare ai casi in cui i tetti in legno, decisamente più idonei in caso di sisma, sono stati sostituiti con strutture in cemento armato. Questo materiale, oltre a essere molto rigido e poco elastico, appesantisce notevolmente la struttura e in caso di movimento tellurico il rischio è piuttosto evidente.
Se, poi, si aggiunge che in molti casi anche le nuove costruzioni non rispettano i dettami normativi, allora il quadro del rischio che corre il Paese in caso di un nuovo sisma è completo.

Nel nostro Paese, purtroppo, si ha l’abitudine di intervenire a tragedia avvenuta: solo dopo il sisma del 2016 di Amatrice, con successive scosse a Norcia e in tutta l’Umbria, sono state apportate ulteriori modifiche e interventi per migliorare la situazione. Quel sisma ci è costato oltre 100 vittime e la perdita di un patrimonio artistico e culturale inestimabile. A seguito di questo gravissimo evento sono state introdotte nuove norme e nuove soluzioni per agevolare la ristrutturazione e l’aseguamento degli edifici in ottica sismica. In particolare, la Legge di Bilancio 2017 ha approvato l’adozione del cosiddetto sisma bonus, ossia un incentivo fiscale destinato a chi abita nelle zone a sismicità 1, 2 e 3, ossia quelle maggiormente a rischio. Prevede che venga effettuato uno sgravio fiscale pari al 50% per tutti gli interventi di messa a norma e ristrutturazione delle abitazioni, fino a un massimo di spesa di 96.000 euro. Nel calcolo del bonus sono inclusi anche tutti gli adeguamenti per l’urbanizzazione e per la progettazione dei lavori di adeguamento.

Per ottenere il bonus è necessario chiedere un sopralluogo da parte di un tecnico specializzato, che possa classificare l’abitazione secondo il suo rischio sismico. E’ una scala a 6 valori, da F ad A: se con i lavori di adeguamento l’edificio sale di un livello, lo sgravio fiscale raggiunge il 70% ma se le classi guadagnate sono 2, l’incentivo può raggiungere anche l’80%.
Diversi sono i calcoli sulle aree comuni e condominiali, dove lo sgravio fiscale è incluso in un range tra il 75% e l’85% a seconda dei lavori che vengono eseguiti.

Lascia un commento