Il valore dell’IMU: Roma e Milano prime in classifica

 

I dati relativi all’Imu del 2016, resi noti dal dipartimento delle Finanze del MEF, sono molto interessanti e riportano un incasso complessivo, da parte di Stato e Comuni, pari a 15,9 miliardi di euro. Tali risultanze, correlate da un’analisi svolta a livello territoriale, sono state elaborate con un’applicazione presentata nel corso del seminario ForumPa 2017 titolato “Open Data – Big Data“. Questa convention, ha visto la presenza di alcuni esperti dell’Amministrazione Finanziaria ed esponenti del mondo della ricerca e dell’università.

Andando ai dati in dettaglio i contribuenti del comune di Roma, hanno pagato un importo medio pari a 2.343 euro, per un totale di circa 1,3 miliardi di euro. Al secondo posto in questa graduatoria si classifica il comune di Milano, che ha contribuito con un totale di 783 milioni di euro. Il gruppo delle prime cinque città italiane in questa classifica si completa poi con Torino, che è a quota 332 milioni di euro, Napoli, che ne aggiunge 237, e Genova che ne porta in dote 223.

Il dato complessivo di queste prime cinque città è pari al 18% del gettito complessivo dell’Imu. Dal versante opposto, cioè quello dei comuni che contribuiscono al gettito totale con le minime entrate, ci sono due comuni sardi, entrambi appartenenti alla provincia di Oristano, Pompu e Baratili San Pietro, che hanno un gettito dell’Imu inferiore ai 7mila euro.

Guardando i dati in valore assoluto, si nota che l’Imu mediamente più cara è stata pagata dagli abitanti di alcune località turistiche di pregio, come la ligure Portofino, che si è attestata ad una cifra di 3.375 euro medie, e Cortina d’Ampezzo, che si è fermata a quota 2.590 euro. C’è da precisare che questo è un dato medio e quindi potrebbe anche derivare dal fatto che un contribuente di quel comune possegga più di un immobile. Guardando le statistiche ufficiali e lasciando da parte le evidenti differenze tra comune e comune, è evidente come il gettito principale di questa imposta derivi dalle seconde case, dagli immobili dati in locazione e da altri immobili non utilizzati per scopi abitativi; l’incasso di queste tipologie di immobili è pari a 14,3 miliardi di euro e copre circa il 90% degli incassi complessivi. Per quanto riguarda le altre tipologie, 945 milioni di euro circa, provengono dalla tassazione delle aree fabbricabili e 458 milioni da quella dei terreni agricoli, questi ultimi dovuti al ritorno in essere della vecchia definizione comprendente “aree collinari e montane”, che era contenuta in una circolare del 1993. Nello stesso tempo si nota l’esenzione dei terreni degli imprenditori agricoli “professionali”, e dei coltivatori diretti.

Il gettito dell’Imu derivante dalle abitazioni principali è veramente simbolico, dato che deriva solo dagli immobili che fanno parte delle categorie A/1, A/8 e A/9, quelle definite “di pregio”. C’è da rilevare che appena pochi giorni fa, mentre approvava la manovra di correzione dei conti dell’Italia, la commissione UE ha rivolto una raccomandazione al governo italiano, invitandolo a far pagare l’Imu ai proprietari di case che posseggono un reddito alto. Per quanto riguarda la prima casa, a pagare l’imposta nello scorso anno, sono stati 138mila contribuenti, un numero che è pari allo 0,7% delle case che erano comprese nelle liste prima che venisse applicata l’esenzione per la prima casa. C’è comunque da rilevare che quelli che hanno pagato l’imposta lo hanno fatto per cifre non trascurabili, in quanto questi immobili godono di rendite catastali molto elevate, vista la categoria pregiata di appartenenza. Qualche numero come esempio: nel comune di Genova si è avuto un importo medio pagato pari a 1.818 euro, e proprio il capoluogo della Liguria risulta il comune con un maggior numero di abitazioni classificate come “signorili”. Disponibili anche i dati estrapolati su base provinciale, con Roma che si conferma al primo posto così come per la classifica su base comunale; il totale pagato è di 1,63 miliardi di euro, ed è seguita anche in questa classifica da Milano, che supera il miliardo di euro, arrivando a quota 1,15 miliardi. Guardando ad una voce particolare, quella relativa ad “altri fabbricati”, il primato tra le provincie appartiene a Genova, sia per quanto riguarda il valore medio pro capite, che è fissato a 1.820 euro, che per il valore assoluto, che si attesta a quasi 1,6 miliardi di euro. A seguire si piazzano le toscane Prato e Siena, la cui media pagata è rispettivamente di 1.577 e 1.516 euro.

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