Tutela per i proprietari se sussistono difetti di costruzione dell’immobile

 

Capita spesso, a chi compra casa o decida di ristrutturarla, che il lavoro effettuato dalla ditta incaricata dei lavori non sia effettuato a regola d’arte: una recente sentenza della Cassazione, datata 22 giugno 2017, tutela finalmente i proprietari stabilendo che, se sussistono gravi difetti di costruzione, questi debbano essere interamente sistemati proprio dall’impresa edile.

Ma vediamo nel dettaglio cosa cambia rispetto al passato. Se prima l’eventuale risarcimento interessava solo ed esclusivamente la parte danneggiata, come ad esempio un pavimento non posato a regola d’arte che presentava diverse piastrelle rotte oggi, grazie alla sentenza della Cassazione, è possibile chiedere non semplicemente che le parti viziate siano sistemate, ma che l’intero lavoro venga rifatto daccapo.

Una decisione, questa, che parla chiaro e viene in soccorso di quanti di noi troppo spesso constatano uno o più difetti nei lavori edili commissionati all’impresa. Se è capitato anche a te di incorrere in questa spiacevole vicissitudine, considera che i parametri su cui si basa la sentenza sono prevalentemente due: il primo, prevede una stima della percentuale viziata rispetto alle altre. Se, tornando all’esempio delle piastrelle, solamente una presenta delle scheggiature, ovviamente è difficile richiedere e ottenere che il lavoro venga completamente rifatto, a meno che non si riesca a dimostrare che i materiali e le tecniche impiegate dalla ditta siano scadenti e le operazioni non eseguite nell’opportuna maniera. Qualora invece molte di queste siano danneggiate e, soprattutto, si riscontrino dei veri e propri difetti di costruzione, il giudice potrà stabilire che la presenza dei vizi renda impossibile godere del bene e potrà pronunciarsi in maniera favorevole nei nostri confronti. Più che la vastità del danno, insomma, ad essere rilevante in fase di giudizio sembra essere il fattore della fruibilità del bene, che si può constatare da una serie di fattori di natura tecnica: è la funzionalità ad essere messa sotto attenta osservazione. La sentenza del 22 giugno si dimostra molto importante soprattutto considerando che i lavori edili sono dispendiosi e vengono fatti sia per necessità che per aumentare il valore di un appartamento utilizzato come abitazione o investimento.

La caratteristica che si richiede, pertanto, è che durino nel lungo periodo e che siano svolti a regola d’arte. Pensa infatti a quanti danni possono derivare all’intera struttura da un difetto: infiltrazioni, danni a mobili o ad altri oggetti, problemi con i vicini. Cose spiacevoli in cui è certamente bene non incorrere. Le maggiori tutele che sembrano essere sopraggiunte ti faranno tirare un sospiro di sollievo e ti renderanno più sereno qualora tu debba iniziare un lavoro di ristrutturazione di vario tipo o decida di acquistare direttamente da una ditta costruttrice.

Ad ogni modo, sarà sempre bene affidarsi ad una ditta seria e in regola con tutte le autorizzazioni previste dalla normativa fiscale, tributaria e previdenziale, di provata serietà per non incorrere in situazioni sgradevoli. A questo proposito, puoi richiedere tranquillamente le informazioni del caso presso la Camera di Commercio della provincia competente. Per stabilire se il lavoro non è stato svolto in maniera professionale, invece, puoi richiedere una perizia ad un tecnico specializzato che, in caso di giudizio, provvederà a portare ulteriori prove in merito. In caso i lavori edili richiesti non siano soddisfacenti, non è più necessario rivolgersi sconsolati ad un’altra ditta sperando nella buona sorte o supplicare la precedente di salvare il salvabile, ma si potrà richiedere di rifare nuovamente il lavoro per ottenere un risultato, almeno in seconda battuta, perfetto.

Questo principio pone le basi per un futuro rapporto più paritario e regolamentato tra proprietari e imprese edili, facilitando anche la decisione di effettuare lavori in casa. Spesso, nella decisione se intraprendere o meno modifiche o ristrutturazioni alla nostra casa, ci lasciamo sopraffare proprio dallo sconforto riguardo le eventuali conseguenze che ci toccherebbero in caso di opere malfatte. A meno che, ovviamente, queste non siano inevitabili, come il rifacimento del bagno o di una facciata pericolante.

Resta il fatto, ad ogni modo, che sarà il giudice a considerare caso per caso se sussistano le condizioni che determinano effettivamente l’impossibilità di godere del bene. Ma si tratta già di un buon inizio che potrebbe dare il via ad un nuovo orientamento della legislatura.

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