Come ottenere lo sconto IMU e TASI sugli affitti

 

La Legge di Stabilità del 2016, con i commi 53 e 54, ha decretato che sugli immobili affittati in contratto di canone concordato si applichi uno sconto del 25% sulle tasse IMU e TASI. Si parla di provvedimenti ufficiali ai quali hanno diritto di accedere tutti gli affittuari a canone concordato, contratto piuttosto recente che ha sostituto l’arcaico equo canone. Pare, però, che soprattutto nei piccoli Comuni, anche dietro specifica richiesta, si faccia “orecchie da mercante” e non si conceda quello che è un diritto e non un’opzione. Il consiglio di Confedilizia è quello di non cedere, di insistere, presentandosi anche di persona negli uffici competenti e di mostrare i documenti che attestano il proprio contratto di affitto rivendicando il diritto alla detassazione.

Cos’è un affitto a canone concordato

L’affitto a canone concordato, caratterizzato da un contratto cartaceo su cui è specificata questa dicitura quindi inopinabile, è un immobile dato a prezzo più basso di quello che avrebbe se fosse su un mercato libero. Non tutte le case possono essere cedute utilizzando questa fascia di prezzo calmierata e, per stabilirne l’idoneità, si riuniscono rappresentanti del Comune e rappresentanti delle Associazioni dei Cittadini. Insieme stabiliscono quali e quanti immobili possono rientrare nella forbice di scelta delle case da poter proporre a prezzo agevolato e quindi all’inquilino verrà stipulato un contratto particolare, chiamato appunto “a canone concordato” che gli garantirà di pagare meno e senza pericoli di gonfiaggio del prezzo negli anni a venire. Questi contratti durano, generalmente, 3 anni, eventualmente rinnovabili. Ed è proprio per venire incontro a chi ha dimostrato l’esigenza di ottenere costo d’affitto inferiore che è stata discussa, approvata e messa in vigore la legislazione che concede agli inquilini di questi immobili una detrazione del 25% sulle tasse IMU e TASI.

La legge che sancisce il diritto di sconto

La normativa di riferimento per poter usufruire di tale diritto è la Legge di Stabilità del 2016 ( i commi 53 e 54 della legge 208/2015). Questa legge indice la riduzione del 25% su IMU e TASI per tutti gli immobili affittati con contratto a canone concordato. Il privilegio è concesso anche “ex lege” che significa che spetta di diritto anche se il Comune di residenza non ha espressamente dichiarato l’adesione. La legge non abbisogna dell’adesione singola dell’amministrazione comunale in quanto non è opinabile.

I problemi che sono stati riscontrati

La situazione nelle città e nei grandi comuni è abbastanza fluida e praticabile. In alcuni piccoli paesi, invece, sono arrivate diverse segnalazioni alla Confedelizia e alle varie Associazioni per la Difesa dei Consumatori che denunciano difficoltà nell’ottenere la rielaborazione fiscale. In alcuni Comuni, gli organi competenti si sono avvalsi del pretesto che la detassazione è possibile solo in grandi città o in paesi che raggiungano una minima quota di densità demografica. Questo non è vero. Lo sconto spetta a tutti gli affittuari in canone concordato di tutto il Paese, a prescindere dal numero di residenti e dal reddito. E’ importante, quindi, in caso non avvenisse in automatico, richiedere questo revisionamento dell’importo da pagare e, in caso di contraddittorio o di negazione, portare come argomento la specifica legge.

Come comportarsi in caso di negazione del rimborso

Se ci si trova nella situazione di avere tutti requisiti previsti, quindi, un immobile in affitto a canone concordato dimostrabile da specifico contratto, non scaduto, regolarmente pagato e viene negata la revisione dell’aliquota IMU e TASI da pagare è possibile rivolgersi alle Associazioni che si occupano di supportare i cittadini presenti sul proprio territorio. Chiedere aiuto nella gestione della pratica rivolgendosi al CAF più vicino, per esempio o ad un’Associazione dei Consumatori, che hanno sedi sparse in tutta Italia. Evitare di farsi trovare impreparati per poter, eventualmente, rispondere con competenza e buona conoscenza del diritto che si chiede di esercitare.

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