Formazione: come si allena la leadership?

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Cifarelli sulla leadership
Cifarelli sulla leadership

Sul lavoro, come nello sport, nel gioco e in tanti altri campi dell’esistenza, ogni squadra ha bisogno di un leader. Ma essere leader non è semplice. Servono carisma, preparazione e metodica applicazione. Serve possedere, appunto, la leadership.

Già, ma cos’è esattamente la leadership e come è possibile acquisirla o potenziarla?

Lo abbiamo chiesto a Massimiliano Cifarelli, executive manager di Gruppo Tempocasa, Uomo dell’anno biancoverde 2019 e, soprattutto, direttore di Tempocollege, la scuola di formazione interna dell’azienda.

«Leader, in parte, si nasce. Qualcosa, a livello istintivo, ci deve essere, altrimenti non ci sarebbero alcuni bambini naturalmente portati a guidare un gruppo e altri, viceversa, a seguirlo. Detto questo, però, l’arte della leadership si può anche imparare (e affinare). Con studi, allenamento, costante tensione al miglioramento. La si può avere nelle proprie corde, ma se non la si coltiva rischia di tradursi in modo negativo, portando a schiacciare gli altri anziché esaltarli. Una leadership non esercitata conduce all’arroganza, all’onnipotenza, alla negazione stessa del principio base. Da leader si diventa despoti e il passo è più breve di quanto si possa pensare».

Il leader, dunque, come figura guida: «Colui che indica la strada, facendosi seguire con il suo fascino senza obbligare nessuno a farlo. A mio avviso il leader è paragonabile a un faro, che con la sua presenza e la sua luce rischiara la strada alle navi illuminando il porto sicuro. Seguire un leader deve essere una libera scelta, non un’imposizione, perché quella del leader è una missione che, soltanto se priva di coercizioni, risulta positiva ed efficace. E in quanto missione, è chiamata a obbedire a principi – crescita e sviluppo delle persone – che prescindono dal ritorno economico».

Per Cifarelli essere leader non è mai un punto di arrivo, ma di continua ripartenza: «Alla formazione e alla leadership ho dedicato e continuo a dedicare tantissimo tempo ed energie. Studio il comportamento degli altri, i loro gesti, la prossemica del corpo. Dopo tanti corsi frequentati ed erogati, ho una visione immediata su chi ho di fronte. Ciò nonostante, a mia volta, devo continuare a formarmi, leggere, crescere, studiare materie che aprano sempre di più la mente a nozioni e principi costantemente in aggiornamento. Non mi posso sedere e non lo voglio fare: attualmente sto conseguendo la seconda laurea, poi vorrei fare un corso di coaching».

Quando gli si chiede se la leadership sia una caratteristica richiesta soltanto alle figure di vertice, il direttore Tempocollege non ha dubbi nel rispondere che «al contrario, si può e si deve esercitare a tutti i livelli, essendo essa un fattore trasversale della nostra vita. Si è leader nel privato, nella coppia, con gli amici, con i figli. Ogni minuto dell’esistenza ci vede protagonisti di una sorta di gioco di ruolo in cui possiamo essere leader o soldati, scegliendo di essere figure carismatiche o di seguire una figura che ci possa insegnare a diventarlo».

Ma in che modo si insegna o si accresce la leadership altrui? «Insegnando che il feedback è il miglior modo per crescere, perché insegna a riflettere su se stessi e sugli altri in assoluta trasparenza e obiettività. Inoltre, in quanto leader, devo essere sempre pronto a mostrare l’applicazione pratica del mio ruolo e a illustrare i principi chiave. Grazie al mio carisma le persone mi ascoltano, ma poi devo sempre essere il primo che dà l’esempio, perché altrimenti il carisma fine a se stesso si traduce in un boomerang».

Infine, un consiglio fondamentale: «Mai fidarsi della prima impressione, ma scavare nella persona e sapere rimandare il giudizio. O, ancor meglio, non giudicare proprio».