APPROFONDIMENTO | La rivincita delle periferie e degli investimenti immobiliari

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Si potrebbe considerare proprio così il nuovo scenario del mercato immobiliare italiano, nato a seguito di questo complesso e particolare momento storico-economico. Ed è un dato di fatto: il lockdown ha fatto nascere nuove richieste e altrettante esigenze da parte di chi è alla ricerca di una casa. In primis, di sicuro, quella di avere un giardino o un terrazzo. D’altra parte, bisogna dirlo, la quarantena è stata vissuta in maniera decisamente diversa tra chi abitava e abita in un appartamento con uno spazio esterno e chi, invece, non aveva e non ha nemmeno un terrazzo.

Così, oggi, sono migliaia le persone che hanno dichiarato l’intenzione di cambiare casa nel prossimo biennio, puntando a spazi più ampi e aree verdi, lontane dai centri delle grandi città e nel cuore della provincia. Di questi, il 15% ha manifestato l’esigenza di questo cambiamento nel corso del lockdown (in particolare le famiglie con figli).
Ma facciamo un passo indietro. Fino all’8 marzo il comparto immobiliare era in ottima salute, con un trend di compravendita in aumento da almeno cinque anni. Tra marzo e aprile, a livello nazionale, si è registrato uno stallo finché, da aprile, il trend ha ripreso un ritmo crescente, sebbene più lentamente. Ma da oggi in avanti? Tutti sono alla finestra, in attesa di una ripresa più netta. E il dato a cui tutti ma proprio tutti guardano – e che è indicatore dello stato di salute del mercato – è quello dei prezzi. I valori delle abitazioni in vendita non sono mai calati, anzi. In questi ultimi mesi il prezzo al metro quadro degli immobili oggetto di garanzia ipotecaria ha registrato un aumento pari al 1,9%, mentre si è fermato al +1% quello per l’usato (ed è salito a +3% per il nuovo).

Insomma, detto altrimenti, il settore del Real estate regge. Il mattone è rimasto il porto sicuro per gli italiani: si attesta, infatti, all’80% la percentuale dei connazionali che ha scelto di investire qui. Anche se chi ha interesse a comprare per puro investimento (e non solo per “utilizzo”) sta vivendo una fase di attendismo. Il 2021 – se si dovesse chiudere l’emergenza sanitaria – potrebbe essere l’anno giusto per ripartire in questa direzione. Gli investitori hanno molta liquidità accumulata per la crescente incertezza, che è in attesa di essere investita e che determinerà importanti movimenti. Gli investimenti con cui l’immobiliare si confronta (obbligazioni e titoli di Stato) sono ai minimi e il mattone rappresenta un’opportunità importante. Soprattutto in rami come la logistica, il retail e il direzionale.

Passando al versante dei mutui, la percentuale di compravendite residenziali assistite da mutuo risultano in lieve decrescita, dal 50,5% al 49,4%; mentre il valore medio dell’immobile oggetto di garanzia è attorno ai 165.000 euro. Negli ultimi mesi l’andamento dei mutui ipotecari è stato contrassegnato dal segno +. Una dinamica che, però, si è recentemente interrotta, con ogni probabilità a causa dei timori delle famiglie legati all’evoluzione della pandemia. L’importo medio richiesto è calato intorno ai 130.000 euro. Per quanto riguarda le fasce d’età dei richiedenti, quella che va dai 36 ai 45 anni ha confermato il suo peso (35%), seguita a ruota da quella 26-35 (23%). Analizzando invece la tipologia di richiedenti, possiamo dire che i dipendenti a tempo indeterminato rappresentano l’85% del totale. Oltre la metà percepisce un reddito mensile netto di circa 2.000 euro. E infine quasi il 90% opta per il mutuo a tasso fisso.


Francesco - Megna

Approfondimento a cura di

Francesco Megna
Referente commerciale Banca 
Dopo venticinque anni nei panni di Direttore di filiale in Istituti di Credito di medie dimensioni, da due anni lavora come referente commerciale.

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