Bonus prima casa anche senza residenza

 

I bonus prima casa sono quelli comunemente riconducibili a tutti gli incentivi spettanti dal momento dell’acquisizione di un immobile, il cui relativo titolo di proprietà pone il soggetto acquirente nella posizione di poter godere dei diritti civili, amministrativi e ovviamente fiscali che ne scaturiscono.

Nell’acquisto congiunto di un immobile, ossia effettuato dai coniugi in rapporto patrimoniale di comunione dei beni, gli effetti dell’acquisizione ricadono in pari misura su ciascuno, a prescindere dall’ipotesi in cui uno dei due non vi abbia eletto residenza entro i diciotto mesi previsti.

Per tale motivazione, la suprema Corte di Cassazione ha ritenuto opportuno pronunciarsi in merito all’opposizione sollevata da parte di commissione tributaria nei confronti di un coniuge che, pur avendo acquistato casa in comunione dei beni, non veniva ammesso al godimento dei benefici fiscali, previsti per la prima abitazione, in quanto non residente nel comune in cui l’immobile insisteva.

Nello specifico, la commissione tributaria del Lazio rigettava il ricorso proposto da uno dei due coniugi che si opponeva alla richiesta di liquidazione di maggiore imposta IVA in quanto, secondo la stessa commissione, non applicabile il regime ad aliquota del 4%, quale incentivo previsto in detrazione per l’acquisto di un nuovo immobile, poiché il beneficiario in questione non aveva adempiuto al trasferimento di domicilio entro i diciotto mesi dall’atto della stipula notarile.

La sentenza dei giudici ermellini ha accolto le richieste del coniuge respingendo la pretesa della commissione, decretando che le detrazioni fiscali previste producono effetti per il soggetto richiedente a prescindere che abbia effettuato il cambio di residenza anagrafica in quel dato comune o, tanto meno, vi abbia eletto sede lavorativa permanente.

La necessità di porre una chiarificazione in merito si rendeva essenziale affinché l’Erario potesse individuare, normativamente in linea con i dettami del diritto civile, i requisiti certi dei soggetti ammessi a beneficio delle agevolazioni fiscali.

Molte sono state le pretese delle varie commissioni tributarie provinciali rese nulle da questa sentenza, che di fatto riammetteva a pieno titolo il coniuge non residente ai benefici fiscali previsti per l’acquisto della prima casa.

Spesso i richiedenti detrazione, pur essendo cointestatari di immobile con il coniuge ma non avendo ottemperato ad eleggervi residenza, vedevano respingersi la richiesta, ovvero erano obbligati alla restituzione di quanto, secondo errata interpretazione, indebitamente usufruito, maggiorato di sanzione pari al 30%.

L’Agenzia delle Entrate, dal canto suo, si è sempre adoperata per rendere note tipologie di detrazioni possibili e relativi requisiti di accesso come, ad esempio, non possedere altri immobili di proprietà configurati come prima casa, ovvero continuare a godere delle detrazioni solo in caso di vendita di questi ultimi.

L’interpretazione della sentenza emessa dalla Corte di Cassazione ribadisce che il requisito di residenza sia riferito alla famiglia in quanto tale e non al singolo componente, identificando l’immobile acquistato in comunione dei beni come residenza familiare, rendendo irrilevante il momento in cui uno dei due coniugi possa eleggervi la sua dimora anagrafica.

Difatti è il codice civile stesso che descrive i coniugi come soggetti che fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze comuni, sottolineando che se l’uno elegge residenza nel comune dove l’immobile è ubicato, l’altro ha facoltà di eleggerla altrove, non modificando la capacità di essere soggetto ammesso alla concessione dei benefici fiscali previsti.

La sentenza che, dunque, rigetta la richiesta avanzata dalla suddetta commissione tributaria del Lazio a favore del coniuge non residente, rappresenta in sintesi il chiaro intento di tutela dei diritti fiscali che tali incentivi costituiscono.

L’obiettivo del legislatore, in tal senso, è sperare che gli oneri sostenuti, come appunto l’Iva d’acquisto, possano risultare meno gravosi se fiscalmente detraibili, modificando l’imponibile IRPEF e producendo un carico tributario ridotto.

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