Cala la ricchezza immobiliare, ma l’ottimismo è alto

 

Secondo dati autorevoli, forniti da Confcommercio e Censis, negli ultimi 10 anni la ricchezza immobiliare degli italiani ha subito un calo del 13%, una percentuale importante e preoccupante. Questo drastico crollo si ripercuote non solo sulla qualità della vita dei cittadini ma, soprattutto, su tutto il settore immobiliare della nazione, che rappresenta una delle fonti più importanti di Pil.

Cosa significa ricchezza immobiliare?

La ricchezza immobiliare di un Paese è data dalla somma degli immobili venduti. Non solo. Un altro dato che influisce sul coefficiente pro-capite di ricchezza immobiliare è il valore delle case di proprietà. Nell’ultimo decennio si è registrato un calo importante di entrambi, infatti si parla di crisi immobiliare e di crollo del mattone, che è un discorso che deve far riflettere e, per certi versi, preoccupare. La responsabilità maggiore è senza dubbio da attribuire alla politica, che negli ultimi anni ha incrementato a dismisura le tasse a carico degli immobili di proprietà. In seconda istanza, c’è da considerare la difficoltà di accesso ai mutui. Da un lato, le banche sono meno propense a concedere somme di denaro importanti, visto che sempre più persone si trovano in difficoltà economiche tali da non poter garantire la restituzione del prestito; dall’altro, la precarietà lavorativa, fatta di assunzioni a termine, non permette ai giovani di potersi impegnare nell’accensione di un mutuo.

Qualche dato sulla ricchezza immobiliare

Secondo Confcommercio, dal 2007 ad oggi le case degli italiani hanno perso, mediamente, il 13% del loro valore. Si parla di una perdita pro-capite di circa 11.328 euro. Il dato risulta coerente alla perdita di potere d’acquisto dei cittadini, che nell’ultimo decennio sono risultati più poveri di circa 9.000 euro annui. Questi soldi, che gli italiani hanno visto uscire dalle proprie tasche, sono quasi interamente destinati a saldare nuovi obblighi fiscali e gli aumenti dei costi di beni e servizi in quasi tutti i settori.

Si vendono meno case: il mercato immobiliare è in crisi

Fino a dieci anni fa, l’obiettivo di quasi tutti i giovani era quello di inserirsi nel mondo del lavoro e affrontare, come prima spesa, quella dell’acquisto della casa. Oggigiorno non sembra più essere così, per diversi motivi. Primo tra tutti la difficoltà nel trovare un impiego e, anche per chi ha la fortuna di lavorare, la rarità di contratti professionali idonei alla concessione di un mutuo o di un prestito. Inoltre, dai dati raccolti da Confcommercio e Censis, è risultato che anche chi potrebbe affrontare serenamente l’acquisto di un immobile, in molti casi, sceglie di conservare il proprio capitale in liquidità sul conto corrente anziché investirlo nel mattone. Questo perché gli italiani, preoccupati dalla situazione attuale, preferiscono risparmiare per garantirsi la possibilità di far fronte a eventuali problemi futuri, anziché investire per il proprio avvenire.

Le case di proprietà vedono diminuire il proprio valore: perché?

Non è più rosea la situazione di chi è già proprietario di casa. Gli italiani, infatti, non spendono soldi per apportare migliorie o per ristrutturare i propri immobili di proprietà. Questo comporta l’impossibilità di vendere abitazioni e appartamenti in condizioni perfette, che quindi abbiano un valore immobiliare alto e incrementino i guadagni del settore specifico. Sempre più persone rinunciano a investire soldi per la propria casa. Opere murarie per migliorare l’isolamento termico o acustico, migliorie su danneggiamenti o impianti fatiscenti e acquisto di arredi nuovi o di elettrodomestici che si avvalgono di energie alternative sono tutti elementi in grado di far salire di decine di migliaia di euro il valore di un immobile. Tuttavia, anche chi vuole vendere è poco incline a investire liquidi per valorizzare la propria casa e preferisce guadagnarci meno ma conservare i propri risparmi.

Le proiezioni per il futuro sul mercato immobiliare

Gli esperti del settore riconoscono che la crisi immobiliare non potrà finire se non si attuerà una politica che preveda sgravi fiscali e burocrazia meno impattante, soprattutto per quanto riguarda le pratiche bancarie. L’ottimismo è comunque alto, in quanto questo discorso sarà presto trattato in sede parlamentare e, sicuramente, considerato nei programmi del nuovo governo. Il mercato immobiliare rappresenta un’ottima fonte di guadagno per l’Italia ma, soprattutto, un ricchissimo bacino professionale, che potrebbe fornire migliaia di nuovi posti di lavoro. Per questo motivo si spera in nuove normative, atte a valorizzarlo ed a promuoverne un’impennata, che ci si aspetta a breve.

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