Come calcolare la Tari sulla seconda casa

 

Molti si chiedono come viene calcolata la Tari, la tassa sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, sulle seconde case. Secondo quanto definito dalla Corte di Cassazione, il criterio di calcolo della tassa sui rifiuti su un immobile diverso da quello di residenza, prevede il pagamento di una quota variabile che si basa sul numero dei presunti abitanti dello stesso in proporzione alla superficie dell’unità immobiliare.

Dichiarazione dell’effettivo numero di componenti del nucleo famigliare

La legge non definisce i criteri di calcolo per il pagamento della Tari sulla seconda casa. In linea generale è compito del contribuente dichiarare il numero effettivo dei componenti del nucleo famigliare ma, se questo non avviene, potrà essere il Comune di appartenenza a stabilire la quota variabile della Tari secondo un criterio presuntivo. Tramite questo si stabilisce che ad una superficie calpestabile maggiore corrisponde un numero di abitanti maggiore e, di conseguenza, una potenzialità di accumulare rifiuti superiore rispetto alla norma.
Il Governo e la Cassazione pertanto hanno stabilito la liceità del calcolo degli occupanti teorici in proporzione alla superficie della casa anche se questa risulta vuota. Questo ha carattere di presunzione non assoluta perché i Comuni non hanno la competenza in materia, che invece appartiene alla fattispecie immobiliare e risulta a carico del legislatore. I Comuni e le amministrazioni possono solo indicare, laddove il contribuente non lo faccia, dei semplici criteri orientativi sulle utenze domestiche dei soggetti che risultano non residenti.
Questo criterio è lecito perché, secondo quanto stabilito dalla sentenza 8383 del 2013 della Corte di Cassazione, non prevede alcun tipo di discriminazione e di irrazionalità visto che ricorrere al metodo proporzionale in relazione alla superficie della casa è un metodo garantito dalla normativa e quindi del tutto legale.
Il regolamento per la definizione della quota variabile da parte delle amministrazioni comunali prevede quindi la legittimità della valutazione presunta dei componenti che in media possono occupare la casa e viene applicato anche per le abitazioni a disposizione turistica dove risulta difficile ancorarsi al numero dei componenti della famiglia del proprietario dell’unità immobiliare.
In pratica anche se il possessore dell’abitazione ha un nucleo famigliare di tre persone ma la seconda casa ha una superficie tale da ospitare almeno quattro abitanti, sarà quello il numero base che servirà per calcolare la Tari.
Secondo una delibera del 2016, inoltre, per le seconde case dove i possessori non hanno residenza anagrafica e per quelle occupate da soggetti che non sono residenti, si presume un numero di occupanti pari a due per i primi trenta metri quadri con aggiunta di un soggetto per ogni trenta metri quadri eccedenti.

Carattere di presunzione non assoluta

Una volta chiarito il fatto che il comportamento dell’amministrazione comunale che stabilisce la Tari a seconda del numero di componenti medi che possono occupare l’immobile è lecito, va sottolineato il fatto che questo criterio è sostitutivo di una mancata comunicazione da parte del contribuente.
Quest’ultimo, infatti, ha sempre la possibilità di chiedere all’ente la revisione del calcolo della tariffa indicando il numero di componenti che realmente occupano l’abitazione.
Nel caso in cui la seconda casa soggetta a tassazione sia stata data in locazione o in affitto, la quota variabile della Tari risulterebbe a carico del locatario perché è lui che detiene l’utenza.
È prevista l’esclusione della tassazione solo nel caso in cui per le seconde case, non siano stati fatti o siano stati chiusi gli allacci e i servizi di rete. In questo caso, infatti, si presume che la casa non sia abitata e pertanto non generi accumulo di rifiuti.

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