Colloquio: i consigli del Dipartimento HR per rispondere alla domande trabocchetto

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Hr: consigli per il tuo colloquio
Hr: consigli per il tuo colloquio

Quando ti hanno fissato il colloquio per quel lavoro che ti piacerebbe tanto avere, hai risposto subito di sì. Ora, a quel colloquio, ci sei. Sta andando tutto bene, ma a un certo punto il selezionatore di spiazza con una serie di domande rispetto alle tue ultime risposte.
Che fai? Il panico, lo sai bene, non è la soluzione. Anzi.
Ecco allora una serie di suggerimenti utili, firmati dal Dipartimento risorse umane di Gruppo Tempocasa, per rispondere nella maniera più efficace ai quesiti più “scomodi”.

Prima però facciamo un piccolo passo indietro e una dovuta precisazione. Durante il processo di selezione, i recruiter scelgono di mettere sul tavolo una serie di domande che mettano volontariamente in difficoltà il candidato. Perché? L’obiettivo è capire come lo stesso candidato reagisca di fronte a un’eventuale difficoltà o a una situazione che lo coglie impreparato, invitandolo quindi a uscire dalla sua zona di comfort.

Attenzione, però: il colloquio di lavoro non è – e non deve essere vissuto – come un esame, né tanto meno è pensato con quella finalità. È vero, ci sono due (o più) persone presenti, sedute una di fronte all’altra e pronte a prendere (reciprocamente) una decisione. Tu, candidato, dovresti cercare di stabilire un dialogo piuttosto che subire un interrogatorio. Per un recruiter, d’altro canto, è invece importante osservare le tue reazioni: solo così potrà valutare come lavoreresti sotto pressione. Beh, allora il “trucco” è semplice: se vuoi ottenere quel posto, dovrai trasformare le domande che ricevi in un pacchetto di vantaggiose opportunità. Due esempi tra tutti: spiega subito il motivo per cui vuoi lavorare nell’azienda per cui ti stai candidando e poi, se te ne viene data l’occasione, racconta di come sei riuscito a trasformare una critica in un’opportunità di miglioramento.

E proprio dalle eventuali critiche, mosse in sede di colloquio, prendono il via i consigli del Dipartimento Hr. «La prima cosa da evitare è mettersi sulla difensiva: un atteggiamento simile potrebbe confermare i dubbi che ti vengono mossi dal selezionatore. Alle domande rispondi con tranquillità e la giusta dose di serenità, dimostrando di padroneggiare l’argomento di cui stai parlando», ci spiegano.

Seconda raccomandazione: evita qualsiasi genere di polemica. «Il recruiter si muove con l’intenzione di creare le condizioni giuste per osservare il tuo livello di gestione dello stress e la tua capacità di tolleranza. Le aziende cercano candidati in grado di superare e affrontare le difficoltà. Dimostra di esserne capace, con piglio deciso e sicurezza».

Se poi ti dovessero chiedere se sei a tuo agio nel ricevere ordini dai superiori e se sei un tipo “solitario” o da “squadra, rispondi mettendo in risalto la tua capacità di lavorare in team. Come? «Porta esempi del tuo passato lavorativo a supporto e dimostra con i fatti quello che stai dicendo».
Insomma, non smettere di essere te stesso ma non dimenticarti che il colloquio serve al recruiter per iniziare a conoscere te, il tuo modo di pensare, le tue attitudini e le tue predisposizioni in campo lavorativo.