I presidenti di Gruppo Tempocasa si raccontano

 

Tempocasa l’hanno sognata, l’hanno voluta e l’hanno costruita un pezzo per volta, dedicandosi a lei anima e corpo un giorno dopo l’altro. Insieme a loro l’azienda è cresciuta e oggi, sempre con loro, soffia sulle sue prime trentuno candeline. Di chi stiamo parlando? Dei soci fondatori del nostro Gruppo: Flavio Ferrari, Mileto Ferra e Nicola Canino. I tre Pres, come li chiama chiunque abbia incrociato almeno una volta il loro cammino. Il trio, come li ha soprannominati qualcun altro nell’arco di questi tre decenni. Più semplicemente, diciamo noi, i tre visionari che, in un giorno di maggio del 1988, hanno dato vita a una realtà capace di diventare leader del settore in Italia e in Europa.

Ecco la lo storia dei tre “Pres”

All’inizio degli anni Ottanta a chi incrocia il loro sguardo possono sembrare tre agenti immobiliari come tanti: giacca, cravatta, una stretta di mano decisa e la voglia di emergere in un settore in forte espansione dopo una fase di recessione. In realtà Flavio Ferrari, Mileto Ferra e Nicola Canino sono molto, ma molto di più. E, di lì a qualche anno, lo dimostreranno all’intero mercato. Il “come”, per noi, è ormai storia. Dopo aver salutato la realtà per cui lavorano, uniscono infatti le forze e ne creano una tutta loro: Tempocasa. Così da quella che all’inizio ha i contorni di una semplice collaborazione alla stregua di molte altre un passo per volta nasce un’amicizia indistruttibile e poi un progetto lavorativo incredibilmente solido e in costante espansione, il nostro. Al punto tale che oggi i tre papà di questa azienda festeggiano insieme a tutti i volti che la compongono il raggiungimento di un traguardo importante: i primi trentun anni in maglia biancoverde. La storia di questo terzetto comincia all’interno della stessa società immobiliare. “Quando ci conosciamo siamo tutti e tre agenti. Cresciamo uno al fianco dell’altro, ma rispetto ai nostri colleghi capiamo subito di avere qualcosa in comune: nessuno di noi è e vuole essere un mediatore ‘solitario’, così come imporrebbe la professione. Ci rendiamo conto di avere la comune predisposizione a lavorare in squadra, un elemento piuttosto insolito per il nostro ambito. Come se ci leggessimo nella mente, iniziamo a immaginare le potenzialità di questa inclinazione finché i pensieri diventano parole e ci confrontiamo. Vogliamo mettere a frutto questo senso di gruppo e lo spirito di condivisione e vogliamo spiccare il volo con le nostre ali e le nostre forze”, ci raccontano.


Focalizzato l’obiettivo, il passo per centrarlo si fa piuttosto breve: il trio, come viene scherzosamente chiamato da chiunque abbia respirato almeno una volta l’atmosfera di Tempocasa, saluta il vecchio datore di lavoro e se ne va. Sono gli ultimi giorni di aprile, è il 1988. Ferrari, Ferra e Canino si ritrovano sui gradini della Permanente mobili di Mariano Comense, a un soffio di distanza dall’ufficio dove lavoravano fino a poche ore prima. Su quei gradini, mentre fantasticano del futuro, sognano e programmano di dare vita alla loro rete immobiliare. Sì, perché Tempocasa è innanzitutto un sogno e sono loro a dirci il perché: “Parliamo in questi termini perché, prima di raggiungere qualsiasi risultato, bisogna essere capaci di sognarlo. Se vuoi che una cosa abbia successo ci devi mettere il cuore. E il nostro sogno è esattamente quello di creare un franchising capillare a livello nazionale, con una forte penetrazione sul mercato. Ce lo immaginiamo da subito com’è oggi, senza avere mai la necessità da quel momento in avanti di stravolgere i nostri piani”, aggiungono.


L’avventura in cui decidono di lanciarsi è nuova per ognuno di loro. Prima di partire scelgono di azzerare tutto quello che c’è stato prima, si tengono strette le cose che hanno già imparato sul campo e ciascuno si dichiara pronto a contribuire per la sua parte e secondo la propria indole. Prima di fare il grande passo parlano anche con diversi imprenditori. In molti cercano di dissuaderli, li prendono per ingenui, dicono che sono troppo temerari. E pure le statistiche non sono dalla loro parte: i numeri raccontano che tre quarti delle società si sciolgono entro i primi quattro anni di vita, un 20 per cento entro i sette e il 10 per cento d’avanzo non è detto che arrivi al decimo anniversario.


Loro ascoltano, annuiscono ma vanno avanti per la strada che hanno tracciato. Il progetto ci mette una decina di giorni per passare da un pezzo di carta alla realtà. Il 13 maggio 1988 il notaio li riceve a Saronno e sovrintende alla firma della costituzione della società. Il nome con cui battezzarla fanno in fretta a trovarlo: “Il tempo è una componente essenziale in qualsiasi compravendita immobiliare. Non devi sprecarne neppure un secondo. D’altro canto il termine ‘casa’ è stato quasi un obbligo come scelta quando ciò che vendi sono appunto case. Unire le due parole è venuto da sé, così come scegliere un orologio per simboleggiare il marchio”. I tre decidono di cominciare da Mariano Comense, dove tutto è nato poco tempo prima e dove scelgono di appendere la prima e nuovissima insegna (e dove ancora oggi lavorano Luigi Canino e Alfonso Ferra, fratelli dei Pres). A ruota arrivano gli uffici di Meda, Cermenate, Gerenzano e Caronno Pertusella, a cui si aggiungono Desio, Garbagnate Milanese, Cesano Maderno, Paderno Dugnano, Biassono, Inverigo, Erba, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo. Nel giro di un anno i punti vendita toccano quota quindici e l’azienda esplode, letteralmente. “Dopo la provincia entriamo diretti su Milano e conquistiamo le zone di Affori, Precotto, Lagosta e Fulvio Testi in circa sei anni. Nel 1995, a sette anni dal debutto, contiamo trenta uffici, e di lì a poco facciamo conoscere il nostro nome fino a Bologna e Roma e non ci fermiamo. Raggiungiamo Napoli, Bari, Messina. Facciamo davvero il botto, andiamo dove vogliamo piantare la nostra bandierina biancoverde e ci riusciamo”, proseguono. Così, sempre nel ’95, si danno un secondo appuntamento in uno studio notarile e fondano la Tempo srl, ossia la società di franchising. Il sogno si realizza a tutti gli effetti. Ed è a quel punto che l’Italia comincia a stare stretta ai Pres. Se all’inizio ipotizzano uno sviluppo entro i confini tricolori dello Stivale, adesso si rendono conto che il Bel Paese non basta più e sono pronti per esportare il nome Tempocasa all’estero. Nel 1999, alle porte del nuovo millennio, la prima meta che scelgono è la Spagna. Si piazzano a Valencia, Madrid e Barcellona. La conquista è rapida e di successo, tanto che otto anni più tardi le agenzie sono addirittura 117, di cui diciassette solo alle Isole Canarie.
“Il Gruppo cresce e con lui la necessità di offrire agli affiliati, che sono sempre più numerosi, una serie di servizi complementari all’intermediazione immobiliare. Arrivano allora il centro servizi per le pratiche notarili, la società di mediazione creditizia per occuparsi del settore dei mutui che risponde al nome di Tempofin, l’allora Kines (oggi Mediatec) per l’ambito informatico e il marketing, le prime imprese edili per l’avviamento di cantieri e la costruzione di nuove soluzioni abitative. Nel 2000 la srl diventa una società per azioni e successivamente, nel 2006, ci trasformiamo in holding”, proseguono. Intanto non viene trascurato nemmeno l’aspetto ludico con l’organizzazione delle prime cene di premiazione delle singole (e ancora ridotte) aree, gli eventi natalizi comuni e i primi tornei di calcetto. Ma è il 1998 a segnare una data storica con la nascita del format della Convention: una due giorni con cadenza annuale per incoronare i migliori consulenti, gli uffici più forti e le personalità di spicco dell’anno lavorativo precedente. Ci si inventa il premio “Uomo dell’anno”, il riconoscimento più ambito in azienda da quel momento in avanti, e iniziano a fioccare i super ospiti che colorano le varie edizioni del congresso.


I Presidenti sono perennemente in prima linea e girano l’Italia per non far mancare il loro supporto a ogni singolo gruppo di agenzie. “Partecipiamo a qualsiasi iniziativa ci sia in calendario, ovunque si tenga. Il lavoro è mastodontico, però non ci facciamo abbattere. Siamo nati con l’idea di voler creare una famiglia e vogliamo continuare su questa scia, nonostante i numeri crescano in maniera vertiginosa. Ogni due mesi ci ritroviamo a partecipare a sette, otto cene d’area una di fila all’altra, saltando da Milano a Bari, passando per Napoli e Roma. Per non parlare dei gran galà semestrali e di quelli natalizi. Vogliamo essere ovunque e programmiamo tour con ritmi assurdi, mentre le nostre pazientissime famiglie ci aspettano a casa. Per noi è importante essere presenti: le cene sono state inventate per dare visibilità, ogni due, sei e dodici mesi, ai ragazzi e agli staff che hanno ottenuto i risultati migliori. Salire sul palco, regalare loro una targa e un momento di ‘fama’ davanti ai colleghi è importante per creare un clima di sana competizione. A cosa ci serve? Ognuno è spronato a fare meglio di prima e meglio degli altri e si instaura un meccanismo migliorativo che permette ai punti vendita e alla società di crescere, in modo sano e veloce”, spiegano. Lo stesso meccanismo, ma su scala nazionale, viene appunto replicato alle Convention, che Ferrari presenta in prima persona sul palcoscenico per quasi una decina di anni di fila.


La fatica c’è, è tanta ma viene ripagata goccia per goccia. Nel 2007 i contratti di franchising sono 530, un numero incredibile se si pensa ai cinque uffici di diciannove anni prima. Le prospettive sono rosee e rimangono tali fino al 2008. Poi tutto crolla, all’improvviso. E Tempocasa, al pari di qualsiasi altro concorrente, cede sotto il peso di una crisi immobiliare senza alcun precedente recente. Il mattone cola a picco e i prezzi calano alla velocità della luce, gli immobili si svalutano, le banche fanno sempre più fatica a concedere mutui, le agenzie chiudono i battenti perché non riescono più a coprire i costi, i consulenti scappano a gambe levate e cercano rifugio in settori più sicuri. Lo scenario ha le peggiori tinte apocalittiche che ci si possa immaginare. La recessione colpisce l’Italia e pure la Spagna, dove i punti vendita che rimangono in piedi si contano sulle dita di una sola mano. Da noi invece si dimezzano e si fermano a 213, meno della metà del 2007.


Il Gruppo trema, incassa la botta ma non molla, anzi. È proprio la crisi, al contrario di quello che si potrebbe banalmente pensare, a giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo successivo di Tempocasa. Se durante i primi giorni i Pres si preoccupano, e diciamolo pure a ragion veduta, poi hanno la lucidità sufficiente per non farsi prendere dal panico. Si consultano e trovano la soluzione: rispolverano il metodo operativo nato a metà degli anni Ottanta. In cosa consiste ce lo indicano con chiarezza: “Il sistema verte sulla gestione del cliente venditore. Il segreto, in un momento di depressione del mercato, è cercare di fidelizzarlo per fargli capire la necessità di abbassare il prezzo dell’immobile, portandolo al vero valore storico di quel momento. La maggior parte delle compravendite immobiliari coinvolge persone che, oltre a vendere, devono ricomprare casa. Il compito dell’agente è quello di far comprendere che sì, il venditore vende a un prezzo più basso ma poi ricompra a un prezzo che è minore allo stesso identico modo. Questo significa che il gap tra la vendita e l’acquisto rimane all’incirca il medesimo. Se a parole sembra un iter facile, farlo comprendere agli affiliati è un processo complesso e difficile. Nei quindici anni precedenti al crollo del 2008 la maggior parte di loro non ha mai portato avanti un’operazione del genere.Il mercato era florido, i prezzi sono triplicati e non ce n’è stata la necessità”, dicono. Ora però quella necessità è più forte che mai e le alternative sono due: o ci si allinea alle direttive del trio oppure si finisce a gambe all’aria. “Il 2008, archiviata la parentesi più nera in assoluto, segna una rinascita per noi. Da una parte il piano di sviluppo viene bloccato con un colpo secco, forzandoci a fare un passo indietro. D’altra parte ci fa prendere la rincorsa per ripartire più forti di prima. Ci teniamo stretti gli affiliati forti e con una mentalità aperta al cambiamento, il nostro ‘zoccolo duro’. Poi, come se potassimo un albero, tagliamo i rami secchi, cioè quella frangia di titolari che non vuole conformarsi ai nuovi dettami, è poco produttiva e non paga le royalties. Inutile negarlo: il cambiamento è radicale ma tassativo. Soffriamo questo passaggio, anche da un punto di vista umano, eppure abbiamo le mani legate: se vogliamo non solo sopravvivere ma riconquistare il settore dobbiamo agire in questa direzione”.


La potatura del grande albero biancoverde porta con sé una ventata di novità, che permette all’azienda di adeguarsi e mettersi al passo con i tempi. In quel momento strumenti e schemi operativi vengono aggiornati alla versione 2.0 e, a conti fatti, nasce l’attuale metodo Tempocasa. “In prima battuta ribadiamo alla rete l’importanza che per noi hanno i giovani. Aprire le porte a ragazzi neo diplomati è più ‘facile’: non hanno retaggi culturali e possono apprendere con più facilità il nostro processo produttivo. Loro imparano prima, i titolari guadagnano tempo ed energie che possono incanalare altrove. Secondariamente incrementiamo le squadre dal punto di vista numerico: gli staff devono essere numerosi in modo tale che il lavoro nel campo delle acquisizioni sia più minuzioso e la gestione degli immobili in vendita più controllata. In terza battuta scommettiamo sulla formazione, operativa e teorica, e puntiamo l’attenzione su Tempocollege. Motiviamo ogni consulente che ci sceglie e ci dà fiducia e ridiamo vigore alla competizione e alle cene”.


Uniformità e omogeneità diventano le parole chiave: le agenzie devono marciare come i soldati di un esercito, tutte con lo stesso passo, la stessa velocità e gli stessi obiettivi. Ma non solo: “L’uniformità è anche d’immagine. Studiamo la divisa che ancora adesso indossiamo: abito blu, camicia bianca e cravatta aziendale. I clienti e le persone che ci vedono per strada devono capire che siamo parte di un’unica realtà”. Infine questa stessa uniformità si declina nei servizi che sono già nati a corollario dell’attività dei punti vendita: “In passato abbiamo sperimentato la collaborazione con banche e promotori finanziari esterni e non è stato un successo. È capitato che alcuni ‘contaminassero’ quello che stavamo creando con visioni distorte e diametralmente opposte alla nostra. Abbiamo pensato quindi fosse necessario far nascere società parallele, che parlassero la stessa lingua. Il percorso è stato identico per la formazione: con i corsi tenuti da relatori esterni capitava che venissero trasmesse informazioni costruttive ma anche alcuni concetti opposti al metodo e questo creava confusione. Così abbiamo ritenuto fondamentale creare una nostra scuola di formazione, con docenti interni [che altri non sono se non titolari, responsabili e coach, ndr]. Insegnanti e alunni parlano la stessa lingua, non ci sono incomprensioni e la qualità del lavoro sale”. Impegno, negozi aperti fino a tarda sera, formazione e motivazione, apertura non stop di nuove realtà, collaborazione e interscambio diventano le parole d’ordine durante il post crisi. “Stare in Tempocasa significa viaggiare su binari che qualcuno ha già preparato per te e che ti portano verso il successo. Il percorso è sicuro, chiaro. Non puoi sbagliare e i risultati sono garantiti”, precisano. Nei punti vendita la prima direttiva per i consulenti è una: andare alla ricerca di notizie, ossia scoprire chi nella propria zona di competenza vende o compra casa. “Noi tre abbiamo iniziato così e, forti dell’esperienza maturata, siamo sicuri che questo sia il metodo migliore. Insegniamo ai nostri ragazzi che se sono sul pezzo e arrivano prima degli avversari lavorano meglio. Dobbiamo garantire una presenza massiccia sul territorio e un grado di professionalità elevato. E poi lavoriamo sempre e solo in esclusiva: gli immobili che acquisiamo non li tratta nessun’altra agenzia. Per noi è sinonimo di qualità e attenzione al cliente”. Ascoltandoli, se qualcuno dovesse pensare che queste direttive siano nate dalla testa di uno solo dei tre non potrebbe sbagliarsi di più. Ogni dettaglio è studiato, approfondito e scelto rigorosamente insieme. “Ovviamente ognuno ha la propria concezione delle cose, diversa dagli altri. Nicola è quello metodico, Mileto è il geniale con una visione a lungo termine del lavoro, io sono quello più espansivo. Ci completiamo uno con l’altro, ma non abbiamo mai messo a rischio quello che abbiamo costruito. Se scegliamo di fare una mossa piuttosto che un’altra è perché siamo tutti e tre d’accordo, altrimenti ci asteniamo. Non importa chi abbia l’idea, l’importante è che sia condivisa e approvata all’unisono. Non c’è neppure bisogno di dircelo, è una regola non scritta”, sottolinea Ferrari.


Gli strascichi della crisi si trascinano, per qualcuno di più e per qualcuno di meno, per circa cinque anni. Tuttavia in Tempocasa si riparte con il turbo già nel 2013: in occasione della Convention di quell’anno Ferra presenta ufficialmente ai suoi uomini il progetto del raddoppio della rete. Un obiettivo che vuole centrare entro i successivi cinque anni, proprio in occasione del trentesimo anniversario. La platea risponde “presente” e ognuno si rimbocca le maniche per il pezzetto che lo riguarda. Per favorire e dare un’ulteriore spinta alla crescita ci sono due fattori su cui i Presidenti insistono: da un lato la squadra dei manager che hanno formato, dall’altro il concetto di interscambio. Sul primo fronte indubbiamente è vero che la forza di questa macchina da guerra che risponde al nome Tempocasa è il granitico rapporto che unisce la presidenza, ma è altrettanto vero che negli anni si è formata una serie di figure manageriali competenti. “Possiamo contare su una classe dirigente forte, che ci sta dando una grossa mano in questo ultimo periodo per seguire lo sviluppo e portare avanti il nome della società. Abbiamo la fortuna di avere accanto persone valide, che ci consigliano e ci regalano ogni giorno una prospettiva diversa con cui guardare il mercato”, commentano all’unisono. Sul secondo fronte, l’interscambio, Tempocasa ha lavorato tanto e sul serio: “L’idea è nata con i primi corsi Tempocollege. In ogni area d’Italia ci sono delle agenzie che eccellono e ottengono risultati e fatturati migliori delle altre. È quindi utile per i colleghi andare a vedere come si lavora in quegli avamposti, copiare quello che funziona e riprodurlo a casa propria. Abbiamo puntato su questo progetto a partire dal 2008, nel pieno della crisi: invece di soccombere abbiamo aggredito il mercato, che ci ha dato ragione. Lo stesso meccanismo lo usiamo pure cinque anni dopo per cominciare a concretizzare il raddoppio della rete e lo portiamo avanti ancora oggi”.


Dopo questa chiacchierata con i soci fondatori capiamo insomma che gli ingredienti giusti per ottenere una ricetta fortunata come quella di Tempocasa sono davvero molteplici. Tra tutti, comunque, ce n’è uno che non è mai mancato e che è il pizzico in più che fa la differenza. Di cosa parliamo? Dell’entusiasmo che anima senza sosta da trent’anni Ferrari, Ferra e Canino. “Per noi è il sentimento alla base di ogni cosa. Avere una predisposizione all’ottimismo aggiunge sempre un tocco di magia. È una sorta di fiammella che, pure davanti agli inevitabili ostacoli che ci siamo trovati e ci troviamo ancora qualche volta davanti, ci concede di vedere il bicchiere mezzo pieno e fa scattare la molla per andare avanti. Tra di noi c’è dall’inizio il desiderio costante di fare e crescere, non ci siamo mai sentiti arrivati, né ci siamo mai ‘seduti’. Ogni nuovo progetto, ogni nuova iniziativa è pervasa dall’entusiasmo, è la nostra cifra distintiva”, spiegano. Bastano tre esempi per capire. Primo: in azienda Ferra si occupa in prima persona dello sviluppo della rete e della sua parte tecnica. Ma non solo. Da più di due anni tutte le settimane, che ci sia la bufera di neve fuori o non si respiri dal caldo, sale su un aereo e vola a Londra. Destinazione Notting Hill, dove l’azienda ha aperto un ufficio. È un progetto speciale, a cui tiene e che vuole vedere crescere di persona nonostante questo comporti un grosso sforzo in termini di tempo e fatica. Il motivo per cui lo fa è presto detto: la capitale britannica è un perno dello scenario immobiliare mondiale insieme a New York. Arrivare fin lì è stato un sacrificio, e lo è tuttora, ma il trio ha avuto fin dal principio la consapevolezza che era un passo che andava fatto. Secondo esempio: Ferrari, che quotidianamente si dedica a tenere i contatti con ogni manager e che della rete è il motivatore per eccellenza, tutti i mesi fa tappa anche in Spagna a Valencia, Barcellona e Madrid, le tre città dove siamo presenti. L’obiettivo, grazie anche ai colleghi che hanno scelto di trasferirsi là per lavoro, è di far ripartire la grande macchina che anni fa era stata messa a punto nel Paese. Terzo e ultimo esempio: Canino, che da sempre gestisce la supervisione amministrativa di tutte le società della holding e cura le strategie finanziarie del Gruppo, ogni settimana si occupa inoltre di controllare in prima persona gli uffici diretti dei Presidenti e non perde neppure un secondo dell’avanzamento dei cantieri aperti e delle compravendite dei relativi appartamenti.


“La nostra fortuna è essere molto diversi sotto il profilo del carattere e del temperamento, che non abbiamo mai appiattito per diventare la fotocopia uno degli altri. Ma, allo stesso tempo, condividiamo al 100 per cento una totale identità di intenti e obiettivi. Com’è immaginabile, in tre decenni abbiamo avuto le nostre divergenze, però le abbiamo sempre risanate. E quello che abbiamo ora conferma quella famosa decisione iniziale di fare squadra”, aggiungono. Il paragone con un matrimonio rodato viene quasi da sé e per la presidenza funziona proprio così: uno non può fare a meno degli altri due e viceversa. “Il nostro rapporto si basa interamente su un profondo rispetto reciproco, che non è mai mancato. E anche se ognuno ha punti di vista differenti sono tutti utili per creare una sorta di mente maestra unica, che ci guida nelle scelte imprenditoriali”.


La formula si è rivelata vincente: “Abbiamo dato vita a qualcosa che per noi è inimitabile. Chi entra in Tempocasa respira a 360 gradi un clima di rispetto, amicizia, collaborazione e stima. Si sente in famiglia, diventa parte attiva della nostra realtà e porta il suo contributo. Ecco, per noi l’attaccamento alla maglia ha valore più di qualsiasi altra cosa e ci abbiamo lavorato con costanza. La voglia di fare rete diventa un credo, la molla per andare avanti. Ciascun punto vendita è un polo di sviluppo, simile agli altri ma unico nella sua originalità. È come se la nostra società fosse un melograno: dall’esterno il frutto è uno, ma all’interno è composto da centinaia di chicchi uguali e diversi. Un’omogeneità particolare ma unica nel panorama italiano, che ci ha fatti crescere senza fermarci”. Tanto che, dopo l’Italia, la Spagna e il Regno Unito, sono state aperte agenzie anche in Portogallo, Lussemburgo e Svizzera.


Oggi i tre Pres hanno trasmesso questa passione ai figli: qualcuno studia, ma gli altri sono già al lavoro in azienda, ognuno con i propri compiti e seguendo le rispettive inclinazioni. Loro però, al momento, l’ipotesi di mollare non la vagliano. Semmai è esattamente il contrario: “A trent’anni da quella firma dal notaio siamo ancora qui, più uniti che mai. Ci sentiamo instancabili e lavoriamo per portare avanti ciò che abbiamo cominciato. Consapevoli di quello che abbiamo ottenuto, eravamo e siamo entusiasti e determinati a realizzare qualcosa di importante, che lasci il segno. Esattamente come recita il motto che abbiamo fatto nostro: pensa in grande, lascia il tuo segno!.

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