Il segreto del successo di un collaboratore

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Intervista a Thomas Bizzo e Marco Uboldi
Intervista a Thomas Bizzo e Marco Uboldi

Di solito è la prima impressione quella che conta. A volte, però, questo detto viene smentito: sì, perché non sempre quella famosa prima impressione è così corretta. Una persona, infatti, può rivelarsi l’esatto opposto di come l’avevamo immaginata alla prima stretta di mano.
Questi casi “eccezionali” capitano anche nell’ambiente di lavoro. Gruppo Tempocasa non è da meno: tra le fila della nostra rete c’è stato qualche consulente partito con la retromarcia ma che ora è manager. È il caso, per esempio, di Thomas Bizzo, project manager junior biancoverde in Emilia Romagna e capitano di un’area di sette punti vendita.

Per conoscere la storia, e capire com’è riuscito a fare il famoso “salto” dimostrando tutto il suo talento, abbiamo bussato alla sua porta. «Incontro per la prima volta il marchio Tempocasa nel 2003. Nell’agenzia di Bologna – San Donato cercano personale. Incuriosito, voglio provarci e mi presento al colloquio. Vengo preso e comincio. All’inizio le cose sembrano andare bene: nell’arco di poco tempo apro il mio primo ufficio e, altrettanto rapidamente, arrivo ad averne addirittura sei», inizia a raccontare. La situazione, però, si incrina con la stessa velocità con cui Thomas mette nel cassetto i primi successi. Tanto che, a un certo punto, capisce di dover mollare il colpo. «Quando le cose si mettono male, sento di avere una sola scelta davanti: lasciare i punti vendita. Senza risultati, è inutile tenerli. Decido di rimanere titolare unicamente di Bologna – Corticella. Mi preoccupo solo del mio orticello, faccio il minimo indispensabile e non penso ad altro. In quel momento non ho nessun interesse a crescere, né a riprendere quello che avevo costruito poco tempo prima».

A remare contro, in prima battuta, c’è il carattere di Thomas. «Dal punto di vista emotivo sono sempre stato molto chiuso. Nel nostro settore, invece, devi essere l’opposto: solare e aperto. I limiti si fanno vedere in fretta: capita più di una volta che mi ritrovi in difficoltà a comunicare con i clienti perché non mi ritengo all’altezza», aggiunge.
Eppure, a un certo punto, qualcosa cambia. E si sente pronto al cambio di passo che merita. «Dentro di me scatta una molla. Sono stanco di essere insoddisfatto: voglio ottenere più risultati e più soddisfazioni personali. In questo “cambio di vita” gioca un ruolo centrale Marco Uboldi, il mio manager – oggi team manager in Emilia Romagna, Marche e Lazio e socio di Bizzo, ndr – È lui a dirmi, in un grosso momento di difficoltà, di rimboccarmi le maniche per lavorare prima di tutto su me stesso. Solo così sarei riuscito a lavorare su e con gli altri. Altrimenti quel cambio decisivo nella mia vita che stavo aspettando non sarebbe mai arrivato».
Detto, fatto. Thomas lavora tanto, tantissimo su sé stesso. Diventa, a conti fatti, un altro. Non solo nella vita privata, ma anche sul lavoro: nelle vesti di titolare sa di dover essere un esempio per i suoi collaboratori. E lo diventa: si concentra sulla formazione e la professionalità della squadra e accantona il pensiero di dedicarsi solo ai numeri e alla produzione.

Il duro lavoro lo ripaga. Cambia marcia, rinasce e decide di mettere a disposizione degli altri la sua esperienza personale. L’obiettivo? Affiancare i ragazzi che, anno dopo anno, scelgono di lavorare con lui. Facendoli crescere a 360 gradi e dando loro le stesse opportunità che, a suo tempo, aveva ricevuto. «Sono sicuro, e l’esperienza me lo conferma, che non necessariamente un collaboratore debba dimostrarsi un fenomeno fin dal primo giorno. Ma se lavora con costanza sulle proprie capacità, ha passione e voglia di fare, i risultati arrivano. Certo, è fondamentale chi ti ritrovi a fianco: la persona che ti cresce in azienda deve saperti stimolare e aiutare quando necessario. Ed è proprio così: ciò che il tuo mentore ti trasmette e dona – sia dal lato umano che lavorativo – ti torna indietro».

L’abbiamo detto prima: nella storia di Thomas il ruolo di Marco Uboldi gioca un ruolo centrale. A dimostrazione di quello che abbiamo detto poco fa: avere un esempio al proprio fianco, a cui far riferimento, è un’opportunità da non lasciarsi scappare. «È davvero così: al dì la dell’aiuto e del supporto che ognuno può dare alle new entry della propria azienda, la vera differenza la facciamo noi in prima persona. Dobbiamo essere ogni giorno un esempio e uno stimolo, per rappresentare un vero punto di riferimento a cui ispirarsi. Dobbiamo instaurare un rapporto di fiducia totale e di connessione emotiva: solo così cresceranno loro e cresceremo noi», spiega Marco. E infine conclude: «Un buon mentore è colui che è capace di far risaltare i pregi dei suoi collaboratori, senza farne pesare i difetti. Dobbiamo sempre essere al loro fianco, anche e soprattutto quando si mettono in discussione, dimostrando in prima persona come il duro lavoro permetta di centrare grandi obiettivi».