Immobili incompiuti per colpa della crisi

 

La recente crisi ha colpito pesantemente tutta l’economia italiana senza guardare in faccia nessuno. Uno dei settori che ne ha maggiormente risentito è stato quello immobiliare. Le conseguenze sono ben visibili: cantieri abbandonati, palazzi disabitati, scheletri di fondamenta finiti solo a metà e sovrastati dalla vegetazione selvaggia.

Purtroppo moltissime aziende di costruzione in questi ultimi anni hanno dovuto alzare bandiera bianca, disseminando il nostro Paese di insuccessi immobiliari. Poche grandi città sono state risparmiate e hanno potuto seguire l’esempio di crescita edilizia di Milano. Sfruttando il grande impulso economico dell’Expo e numerosi investimenti italiani e stranieri, tutt’oggi il capoluogo lombardo è ancora un cantiere aperto con molte realizzazioni di nuove residenze.

Nel 2008 il mercato immobiliare ha incominciato una paurosa discesa che ha visto i prezzi degli immobili precipitare di oltre il 30%. Le compravendite di case hanno raggiunto il loro minimo storico nel 2013. Dopo aver toccato il fondo c’è stata una lenta risalita che ha portato ai buoni livelli attuali. Lungo il cammino sono stati lasciati per strada sparsi per tutto il Paese, immobili e complessi residenziali che ancora oggi il mercato fa fatica a digerire.

La crisi economica è stata senza dubbio il fattore scatenante; non è però l’unica responsabile. In alcuni casi molte costruzioni ancora oggi abbandonate, sono il frutto di scelte poco lungimiranti delle aziende edilizie. Costruire complessi residenziali in città e quartieri dove la domanda era già debole in periodi pre-crisi e in zone non particolarmente attraenti, sono alcuni dei motivi dei tanti immobili incompiuti.

Tutto il Paese è stato colpito da questo fenomeno e anche Milano che abbiamo detto resta comunque una voce fuori dal coro e un esempio da seguire, ha il suo quartiere fantasma.

Si tratta dell’area di Porta Vittoria. Un progetto che a causa del fallimento della società dell’immobiliarista Danilo Coppola, si è arenato bloccando la costruzione di ben 166 appartamenti. Il complesso residenziale conta 4 edifici già realizzati ma completamente disabitati e soprattutto abbandonati. Come si suol dire la speranza è l’ultima a morire e forse ultimamente qualcosa si sta smuovendo, grazie all’interessamento del gruppo americano York.

(fonte:www.ilsole24ore.com)

Altri esempi sparsi in Italia sono a Bologna il quartiere Lazzaretto e Navile e a Trento il quartiere Le Albere di Renzo Piano.
Nel capoluogo emiliano il quartiere Lazzaretto poco distante dalla stazione, è tutt’ora un cantiere aperto con parti ancora incomplete, opere pubbliche (marciapiedi e aree verdi) non terminate e con l’area residenziale mezza disabitata.
La situazione a Trento è diversa con il complesso residenziale progettato da Renzo Piano nell’ex area Michelin, terminato ma parzialmente invenduto. La causa sono prezzi ritenuti ancora troppo elevati dal mercato immobiliare conservativo di Trento. Le Albere è stato un progetto partito con grande aspettative (forse troppe), ma che non ha mai trovato grande consenso da parte dei cittadini.

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