Intervista a Salvatore Crea, nuovo Team Manager del Gruppo

 

VENTITRÉ ANNI DI CARRIERA SENZA MAI PORSI LIMITI

Ha solo vent’anni e le tasche piene di sogni quando per la prima volta varca la porta di un ufficio Tempocasa. Corre l’anno 1996, l’estate è da poco entrata nel vivo e Salvatore Crea, un ragazzino disilluso e senza troppi grilli per la testa, viene per la prima volta a contatto con un mondo che lo cambierà nel profondo.
La sua storia in Tempocasa, infatti, comincia proprio in quell’anno. “Quando in giugno entro nell’agenzia biancoverde di Paderno Dugnano – ammette subito Salvatore – in realtà credo di essere solo di passaggio. All’epoca, infatti, sono alla ricerca di un’occupazione che mi permetta di guadagnare quel tanto che basta per tirare settembre e mettermi alla ricerca di un vero lavoro: uno di quelli in grado di assicurarti un futuro stabile e dignitoso, così come la mia famiglia mi ha insegnato”.
Del resto Salvatore, che è cresciuto in una famiglia umile, inizia a lavorare che ancora porta le braghe corte. “Già da bambino, ogni volta che ne ho la possibilità, mi precipito in cantiere ad aiutare mio papà muratore e mi guadagno qualche spicciolo facendo lavoretti saltuari. Terminate le scuole dell’obbligo, poi, mi butto a capofitto nella ricerca di un impiego che mi permetta non solo di non gravare più sul bilancio familiare, ma di contribuirvi in maniera più significativa”. Magazziniere, elettricista, fattorino: qualunque mansione gli venga proposta la accetta di buon grado, deciso a dare il suo sostegno in famiglia.
Finché un giorno un avvenimento che può sembrare banale provoca in lui un cambiamento significativo. “Ho diciannove anni e lavoro, tramite cooperativa, come magazziniere per un’azienda della mia zona. Dopo solo due settimane vengo convocato in direzione. I dirigenti mi parlano chiaro: sono intenzionati a offrirmi un contratto a tempo indeterminato all’interno della loro realtà. Sono contento di essere apprezzato e di poter cogliere l’opportunità di un impiego con quelle garanzie. Eppure non sono né felice, né entusiasta. Forse il mio è un presentimento, oppure una sensazione. Forse, inconsciamente, ho le idee più chiare di quanto pensi io stesso e il giorno dopo capisco perché non ho l’umore alle stelle. Alla fine della giornata vengo infatti coinvolto nei festeggiamenti organizzati da un signore che ho avuto modo di conoscere nei giorni precedenti. Sta celebrando i suoi trent’anni in azienda. ‘Vedi – mi dice lui, indicando la macchina nuova che si è appena comprato (una Hyundai del valore di poco meno di trentamila euro) – Vale la pena fare sacrifici per una vita se poi queste sono le soddisfazioni che si possono avere’”. Salvatore rimane basito. “Non posso credere a quello che mi ha appena detto quell’uomo. Nella mia testa non è concepibile che una persona possa realmente essere felice di avere fatto sacrifici per una vita intera e di avere avuto in cambio una sola gioia. Io ne voglio almeno una al giorno!”. Così, senza pensarci due volte, Crea si licenzia e senza perdersi d’animo si rimette alla ricerca di un lavoro che gli consenta di vivere per davvero la vita che ha capito di volere: una vita degna di essere vissuta. Quel lavoro lo trova, quasi per caso, in Tempocasa. “Il mio inizio nel Gruppo è tutt’altro che promettente. A Paderno per i primi tre mesi non concludo nulla, non una vendita, non un incarico significativo. Nonostante tutto, non ho alcuna intenzione di perdermi d’animo. Non so se è il lavoro giusto per me, ma mi piace l’ambiente e mi piacciono le prospettive che mi vengono proposte. Quindi decido di provarci veramente, di dare tutto e di impegnarmi al 110 per cento. Non voglio avere rimpianti. Tanto che a partire dal quarto mese inizio a vendere e da lì non mi fermo più”.
Tutto però precipita all’improvviso quando, dopo l’ennesimo litigio con il suo responsabile di allora, Salvatore decide di andarsene e manda a monte il lavoro fatto fino a quel momento. “Sono davvero deluso e amareggiato, non so cosa farò. Mi sento abbandonato e smarrito, non faccio più parte della famiglia Tempocasa”. Ma poi arriva una chiamata inaspettata: dall’altro capo del telefono un impavido Flavio Ferrari, il vulcanico Pres, riesce nell’impresa di far tornare Crea sui suoi passi, convincendolo a rimanere nella rete con la promessa di trasferirlo in un altro ufficio. “Oggi non posso fare a meno di continuare a ringraziare Ferrari per avere insistito con me”, commenta un più che grato Crea, che poi ricorda: “Vengo trasferito a Cinisello Balsamo e all’inizio per me non è facile. Devo ricominciare tutto da capo, ma voglio dimostrare al Presidente che ha riposto fiducia nella persona giusta”. E così è. Tanto che non passa un anno che Salvatore apre il suo primo punto vendita a Cernusco sul Naviglio, non senza qualche difficoltà. “Io e il mio socio di allora partiamo alla grande. Eppure dopo soli sei mesi lui decide di andarsene: la vita da imprenditore, mi spiega, è troppo stressante. Da un giorno all’altro mi ritrovo da solo. Faccio tutto io: dalla ricerca degli appartamenti agli appuntamenti fino alle pulizie dell’ufficio. Ma è davvero troppo lavoro per una persona sola. Presto capisco che, se non inizio subito a investire sul fronte del personale, non vado lontano. Ed effettivamente funziona”.
I sacrifici ripagano presto Salvatore, che viene letteralmente investito dal successo. Nonostante la tentazione di abbandonarsi agli eccessi, non si lascia sopraffare da denaro e potere. “Con i primi soldi guadagnati non mi concedo spese folli. Nessuna auto costosa, nessun orologio e nessun viaggio: investo tutti i miei guadagni nell’apertura del mio secondo ufficio, a Gorgonzola, anche se non ho ancora individuato una figura a cui affidarlo”.
Non sa come fare fino a quando non gli arriva l’illuminazione. “Decido di chiedere a Mario Magnani di lavorare insieme a me. L’ho conosciuto nell’ufficio di Cinisello Balsamo e abbiamo praticamente iniziato il percorso in Tempocasa insieme. Poi lui, per un periodo, è passato a un’altra agenzia immobiliare. Nonostante non abbia ancora ottenuto risultati brillanti, so che è la persona giusta su cui scommettere. E oggi posso dire di non essermi sbagliato”. Da quel momento infatti Mario sarà per lui amico, socio e consigliere di una vita intera.


Dopo soli due mesi gli affari iniziano a girare così bene che Salvatore decide di aprire un altro avamposto e la scelta ricade sul comune di Melzo. “A quel punto ho un solo obiettivo: arrivare ad aprire dieci uffici nella zona della Martesana, coordinare cinquanta persone e avere due cellulari che squillino giorno e notte”. Detto, fatto: nel giro di sei anni riesce a farcela. “Succede anche però che mi monto troppo la testa. Inizio a sperperare i miei guadagni e mi ritrovo in una serie di situazioni che andrebbero sempre evitate. Al punto che presto le cose iniziano a precipitare. Mi accorgo di essermi perso, di avere investito su persone che non hanno fatto altro che approfittarsi di me. Mi rendo conto che nonostante abbia raggiunto tutti gli obiettivi che mi sono prefissato e anche di più – divento infatti manager e capo regione per la Lombardia – non sono soddisfatto della persona in cui mi sono trasformato”. A tutto questo nel 2008 si aggiunge la crisi economica, che investe in pieno Crea. “Continuo a perdere soldi, amici e soci e presto mi ritrovo costretto a vendere alcuni dei miei uffici. Precipito nel baratro e temo di non avere le forze per risollevarmi.

Forse non ce l’avrei fatta senza Daniele Palermo, che all’epoca è il mio mentore e a cui mi affido totalmente per cercare di salvare il salvabile”. Salvatore si dimette dalla carica di responsabile della regione e con grandissima umiltà inizia a osservare ossequiosamente tutti i consigli di Palermo. Anche se, spesso e volentieri, è tutt’altro che facile. “Sono due anni almeno che mi danno per far funzionare l’ufficio di Cassano d’Adda, senza riuscirci. Ne parlo con Daniele e mi dice semplicemente: ‘Chiudilo, quel posto ti sta assorbendo troppe energie. Ricomincia altrove’. Non è facile per me e non sono nemmeno convinto che sia la cosa più giusta da fare. Ma ho deciso di volermi fidare ciecamente della mia guida: in fondo tutto quello che Daniele dice, lo dice per il mio bene”. I consigli di Palermo non tardano a dare i loro frutti. “Presto le cose iniziano ad andare meglio, anche grazie al cambiamento che avviene in me. A differenza di quanto avevo fatto prima, oltre che a lavorare su me stesso comincio a circondarmi, sia sul lavoro che nella vita privata, di persone vere e sincere. Di persone su cui davvero poter contare. Essenziale è anche l’importanza che do da quel momento alla formazione. Del resto, se vuoi che qualcosa funzioni è fondamentale che le figure che prendono parte al tuo progetto non solo siano capaci, ma abbiano anche dei grandi valori a ispirarle”.
In concomitanza con la sua catarsi lavorativa, per Salvatore inizia una nuova stagione sentimentale. “Fino ai trentatré anni mi diverto parecchio. Faccio tantissimi viaggi, giro per locali e ristoranti di lusso, sempre in buona compagnia. Poi conosco Caterina e capisco subito che è la donna che stavo aspettando”. Nel giro di un anno i due, più innamorati che mai, convolano a nozze e qualche mese più tardi arriva Diego, il primogenito della coppia. “Nella famiglia trovo lo stimolo per essere una persona migliore. I miei figli mi vedono come un supereroe e ogni giorno cerco di migliorarmi per essere all’altezza delle loro aspettative. Mi alzo sempre presto la mattina, studio moltissimo e cerco di tenermi costantemente aggiornato con i tanti corsi di formazione che seguo. E, in tutto ciò, cerco di essere sempre presente per loro. Perché i bambini hanno bisogno dei loro genitori. E il mio lavoro mi ha sempre permesso di esserci nei momenti che contavano davvero”. In quelli di gioia, così come in quelli di difficoltà. “Quando nasce Diego, alla felicità di essere diventato padre per la prima volta subentra presto un senso di angoscia e smarrimento: il piccolo ha avuto delle complicanze durante il parto ed è nato prematuro. Per questo motivo rimane per quasi due mesi in incubatrice. Per noi neo genitori quello è un periodo difficilissimo: mia moglie ed io passiamo ore e ore accanto a lui, pregando che tutto vada bene, divorati dall’ansia e dai sensi di colpa più improbabili”. Salvo può stare così tanto tempo in ospedale grazie anche al lavoro che ha scelto: “Non devo mai chiedere il permesso a nessuno per assentarmi o andare a trovare i miei bambini (anche Davide, il secondogenito, viene al mondo non senza qualche difficoltà). Semplicemente posso stare vicino alla mia famiglia nel momento in cui ha più bisogno di me. Questo però lo devo anche ai miei soci e ai ragazzi del mio team, che non solo mi hanno sempre sostenuto e appoggiato, ma hanno anche portato avanti il lavoro che mi spettava al posto mio. Tempocasa è veramente un’azienda fantastica sotto questo punto di vista, perché è composta da persone con un grande cuore che non mancano mai di far sentire la loro vicinanza nel momento del bisogno. E questo vale dalla presidenza fino all’ultimo arrivato tra i consulenti”.


Calore, affetto, amicizia. In Tempocasa Salvatore trova oltre al successo una seconda famiglia. “Oggi, a quarantadue anni, sono diventato executive manager, ho appena aperto un ufficio a Bari e sono stato eletto Team Manager alla Convention Internazionale di Rimini 2019. Sono passato cioè dall’essere un ragazzino squattrinato a essere manager e imprenditore per l’azienda numero uno in Europa. Cosa mi ha permesso di arrivare fino a qui? Semplice: da una parte il fatto di essere riuscito a rimanere,a parte una piccola parentesi, sempre con i piedi per terra, dall’altra il mio essere avido di sapere, successo e crescita. A tutto questo vanno doverosamente aggiunti anche tutti i miei fallimenti. Del resto siamo il prodotto di quello che ci è capitato nella vita, bello o brutto che sia”. Un episodio su tutti? Un incidente che lo coinvolge all’indomani della decisione di includere Magnani nella sua crescita in Tempocasa. “Sto rientrando da una cena con Mario e gli ho appena riferito che ho intenzione di lasciare il mio attuale socio per legarmi a lui quando, in autostrada, rimango coinvolto in un incidente insieme ad altre trentadue automobili. La mia macchina è completamente distrutta e sono fortunatissimo a uscirne indenne. Questo mi fa riflettere sulla precarietà della vita, perché è vero quel che si dice: basta davvero un attimo, una distrazione, il trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, per non vedere di nuovo la luce del sole. Per questo da quel momento non smetto mai di ricordarmi che tutto quello che mi viene dato, giorno dopo giorno, è un dono e per questo va usato in maniera consapevole”.
Gli eventi certamente, ma sono anche e soprattutto le persone a segnare le nostre esistenze, come sottolinea Crea. “Tra le figure in assoluto più importanti della mia vita ci sono i miei genitori. Mia madre era una donna meravigliosa. Nonostante avesse sofferto tantissimo nel corso della sua vita, mi ha insegnato ad affrontare sempre tutto con il sorriso, a non lamentarmi mai e soprattutto a capire che i problemi e le difficoltà ci sono e ci saranno sempre, per cui perché dannarsi inutilmente?”. Dal canto suo, invece, il papà gli ha trasmesso “l’onestà sul lavoro. Anche se, lavorativamente parlando, quasi tutto quello che sono lo devo a Daniele. Credo sia fondamentale, anche e soprattutto per i ragazzi che si affacciano ora per la prima volta a questa straordinaria professione, sapere che in Tempocasa esistono persone così: persone che credono in te e in quello che fai. Sì, perché qui non è importante chi eri prima di entrare a fare parte del gruppo: ciò che conta è unicamente quello che fai e come lo fai”.
Infine Salvatore ci saluta con un consiglio per i più giovani, che crede sia stato anche la chiave del suo successo: “Non dovete mai porvi dei limiti e poi abbiate costanza tutti i giorni: non esiste nulla di inarrivabile. Tutti noi manager siamo partiti come semplici consulenti. Anche noi non avevamo i soldi per fare benzina o magari per andare a bere un aperitivo nei locali chic. Ma alla fine con impegno e sacrificio ce l’abbiamo fatta. L’importante è dare sempre il 110 per cento di se stessi, così che mai potrete un giorno guardarvi indietro e avere rimpianti”.

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