La partecipazione all’assemblea condominiale è obbligatoria?

 

È noto come la vita condominiale non sia sempre rose e fiori, rimane però una scelta molto diffusa tra le famiglie italiane. Un appartamento in condominio è spesso più economico di un’abitazione indipendente, a parità di metratura ed ubicazione. Una piccola percentuale di utenze invece sceglie il condominio per avere la garanzia di non rimanere isolata nel caso di esigenze particolari. Ogni condominio che si rispetti prevede periodicamente, almeno una volta all’anno, un’assemblea dove discutere dei relativi problemi/proposte, dei bilanci consuntivo e preventivo da approvare. L’assemblea è diretta da un presidente, coadiuvato dal segretario, che vengono nominati prima di cominciare. Il presidente è la figura che ha il compito di far rispettare la condotta generale dell’assemblea e procedere con la discussione dei punti inseriti nell’ordine del giorno.
Ovviamente le modalità sono stabilite nel regolamento condominiale che a sua volta è disciplinato dall’articolo 1138 del codice civile.

Le sanzioni

Il regolamento condominiale può prevedere delle sanzioni a carico dei condomini che commettono una determinata sanzione, purché l’ammontare della multa non superi le 200€, 800€ in caso di condomino recidivo.
La presenza in assemblea però non può essere resa obbligatoria neanche sul regolamento di condominio. Si sono verificati in passato casi di sanzioni deliberate in assemblea su violazioni che imponevano determinati obblighi e condotte a singoli condomini, tuttavia la Cassazione ha prontamente annullato tali provvedimenti per mancata competenza di chi delibera. È infatti appurato che, mentre l’assemblea può decidere su spese, lavori e simili, non può in alcun modo decidere sulla condotta di un singolo condomino e di conseguenza, si vedrebbe annullare ogni delibera che prevede sanzioni di questo genere.

Nessuna maggioranza, nessuna delibera

Dal momento che non esiste quindi alcuna norma che impone i condomini a partecipare all’assemblea, potrebbe verificarsi l’eventualità che non si raggiunga la maggioranza, e di conseguenza l’assemblea perda il potere decisionale. Questa condizione prevede la possibilità di sciogliere l’assemblea per una nuova convocazione in altra data. Se però la tendenza a non presentarsi, della maggioranza dei condomini, diventa abitudine, si crea una situazione di stallo decisionale all’interno del condominio. In tal caso il singolo proprietario, usufruttuario o detentore di diritti d’uso ed abitazione dell’appartamento può rivolgersi direttamente all’autorità giudiziaria per risolvere una qualsiasi controversia o necessità di lavorazione.

Come abbiamo visto quindi il codice civile, negli articoli che regolano la condotta e la gestione del condominio, non impone in alcun modo la partecipazione in assemblea, come d’altronde non prevede nessun’altra imposizione diretta al singolo condomino se non il rispetto delle norme di legge vigenti.

Si consiglia quindi agli amministratori di condominio, di guardarsi bene dall’inserire simili norme o sanzioni all’interno del regolamento condominiale, esso infatti deve limitarsi ad espletare i fattori di calcolo delle spese (millesimali degli appartamenti) e le norme di convivenza tra condomini. Una controversia simile, portata davanti al giudice, comporterebbe certamente l’annullamento della delibera da parte della Corte e molto probabilmente l’addebito al condominio delle spese legali.

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