Previsione Mutui 2020: ecco i possibili scenari

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Se nel 2019 i tassi sui mutui hanno toccato i minimi storici, cosa ci riserverà il 2020? Questa tendenza sarà confermata, così come il vantaggio di cambiare la propria banca di riferimento? E ancora, continuerà a essere conveniente comprare casa?

Sono queste le domande con cui migliaia di italiani si stanno confrontando in questi giorni. Stando alla media degli scorsi anni, saranno infatti circa 250.000 i connazionali che stipuleranno un nuovo mutuo da qui al 31 dicembre. Una cifra a cui si andranno a sommare quelle persone che rinegozieranno le condizioni di mutuo o sceglieranno la via della surroga (due opzioni che, nel 2019, hanno fatto la parte del leone nel settore).

Dati alla mano, cerchiamo allora di tracciare una previsione dei prossimi dodici mesi, considerando le due gambe di un mutuo: da una parte lo spread, dall’altra gli indici interbancari. Con una doverosa precisazione: in relazione a questi ultimi, per il tasso fisso dobbiamo considerare l’Irs, ossia l’indice che riflette la durata del finanziamento; per il tasso variabile parliamo invece di Euribor, alias il parametro che indica il tasso medio delle transazioni finanziarie in euro compiute tra le banche più importanti europee.

 

 

Lo spread

Su questo fronte le novità non sono mancate. Lo scorso anno – fino a estate inoltrata – alcune banche, nel caso di mutui a tasso fisso, hanno deciso di azzerare gli spread, annullando di fatto l’incasso di utili sul mutuo stesso. Il motivo è presto detto: questa strategia ha permesso di acquisire nuovi clienti, a cui sono stati poi proposti prodotti finanziari paralleli (non necessariamente legati al credito ottenuto).

Il vento è cambiato, anche se non di molto, alla fine del 2019. Quando gli spread “azzerati” sono scomparsi dalle offerte, sostituiti tuttavia da valori ancora molto bassi. L’ipotesi, per il 2020, è che l’andamento rimanga tale. Anche perché gli spread vengono decisi in relazione ai movimenti dell’altra gamba del mutuo: gli indici interbancari. Indici talmente bassi che un’ulteriore riduzione si tradurrebbe, di fatto, in mutui praticamente gratuiti o addirittura sotto zero (uno scenario, l’ultimo, non previsto dal codice civile italiano).

 

 

Gli indici bancari

La stessa parabola l’hanno avuta gli indici Irs, oggi stazionari a un livello pur sempre basso. Tanto che a inizio gennaio l’Irs a 20 anni è risultato pari allo 0,56%, mentre a 25 anni si è fissato allo 0,59%. Molto più basso l’Irs a 10 anni, che si è attestato allo 0,17%.

Ma quali saranno gli sviluppi per i prossimi mesi? Per capirlo va detto che gli indici Irs ricalcano l’andamento della politica finanziaria interpretata dalla Bce sui tassi di deposito. In altre parole, se questa ultima come prevedibile dovesse invertire la rotta portata avanti negli ultimi anni così faranno anche gli Irs. Di conseguenza, i mutui a tasso fisso potrebbero crescere di altrettanti punti base, sempre che le banche non abbassino lo spread per compensare l’eventuale impennata.
Sul versante Euribor – e perciò su quello dei mutui a tasso variabile – il concetto è medesimo in quanto lo stesso anticipa e ricalca per natura sempre l’andamento dell’Irs.

Ma allora, ecco che si ripropone il solito dilemma: è meglio scegliere il tasso fisso o quello variabile? Dall’autunno le due tipologie sono andate di pari passo e la bilancia ha pesato leggermente a favore del primo per nuove accensioni e surroghe.

Del resto, afferma Carlo Chidini, presidente Più Mutui Casa (società creditizia del Gruppo biancoverde) «al di là delle valutazioni tecniche del caso, possiamo dire che negli ultimi trent’anni non c’è mai stato un momento più vantaggioso di quello odierno per contrarre un mutuo per l’acquisto di un immobile. Essendo un prodotto strumentale a un investimento a lungo termine, il tasso fisso di oggi è un’opportunità davvero irripetibile e lo sarà quasi certamente ancora per diverso tempo».

 

 

Le surroghe

Grandi protagoniste del mercato, nell’ultimo trimestre 2019 almeno sette richieste di mutui su dieci sono state di surroga.
Il boom – un vero e proprio fenomeno – si era già registrato a cavallo tra il 2014 e il 2015 e poi ancora tra il 2017 e 2018. Ossia quando si è assistito a un calo dei tassi di interesse, che ha spinto migliaia di italiani a trasferire il mutuo (a costo zero, per legge) o rivedere le proprie condizioni di finanziamento.

Per quest’anno gli esperti prevedono però una possibile riduzione della domanda di surroga, dovuta al progressivo esaurimento del bacino dei potenziali mutuatari interessati.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

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