Sicurezza in cucina: quali norme rispettare

 

Tutte le norme da rispettare per la sicurezza in cucina

La cucina è senz’altro l’ambiente domestico più critico per via della presenza simultanea di gas, elettricità e acqua. Per questo motivo la progettazione, l’installazione e l’eventuale ampliamento degli impianti della cucina devono essere affidati a personale esperto e professionisti iscritti all’Albo. Alla fine dei lavori è richiesta una dichiarazione di conformità degli impianti.

Ma quali sono precisamente i parametri minimi che una cucina deve soddisfare, per essere considerata a norma?

Metratura minima

La giungla dei regolamenti edilizi rende la questione ancora più spinosa perché le norme variano da Roma a Milano, da Napoli a Firenze. Il numero stesso degli articoli cambia da comune a comune: si va dai 71 articoli di Napoli ai 163 di Catania. Una cucina di Milano è considerata abitabile se supera i 5 metri quadri, ma a Firenze lo è soltanto a partire da 9 metri. A Roma conta invece il volume: una cucina è abitabile se e soltanto se supera i 15 metri cubi. Il problema si pone evidentemente quando un fiorentino decide di prendere casa, che so, a Milano… Anche l’altitudine è in grado di scardinare le norme edilizie: per solito l’altezza minima di un locale abitabile è di 2,70 metri, ma sopra i 1000 metri s.l.m. è possibile scendere a 2,55 metri.

Aerazione minima

Le cose non migliorano quando si passa al rapporto tra parti apribili e superficie della cucina. A Milano il rapporto minimo tra la superficie dei serramenti (gli infissi sono la parte saldata alla muratura, i serramenti sono l’elemento mobile e apribile) e la superficie di calpestamento è di 1/10, mentre in molte altre parti d’Italia questo rapporto sale a 1/8. A Roma è invece sufficiente che la cucina sia dotata di un’apertura minima di 1,5 metri quadri. Per fortuna, l’Italia non si divide anche su pavimento e soffitto, che devono essere rispettivamente impermeabile e traspirante.

Piano cottura

Quando collocate sotto il lavello, le condutture del gas devono essere impermeabilizzate con una guaina. In generale, non devono mai venire a contatto con le condutture dell’acqua. Si raccomanda peraltro che le tubature del gas non passino sul retro del forno e non si surriscaldino. Isolata e protetta dev’essere anche la linea di alimentazione del piano cottura a induzione. Tutti i piani cottura a gas devono essere dotati di termocoppia, grazie alla quale l’erogazione del combustibile s’interrompe in mancanza di fiamma.

Cappa

In presenza di un piano cottura a gas è necessario prevedere una cappa aspirante. L’obbligatorietà decade per i piani a induzione, per quanto questa misura preventiva sia fortemente consigliata. Ogni cucina dev’essere obbligatoriamente aerata a mezzo di un paio di fori praticati nella parete: uno all’altezza del pavimento e l’altro all’altezza del soffitto, aventi sezione pari almeno a 100 cm quadri. In una cucina alimentata a gas propano queste due aperture devono essere dirette, mentre in presenza di un piano a induzione l’apertura inferiore può essere indiretta.

Prese elettriche

Gli impianti elettrici realizzati prima del marzo 1990 sono ritenuti a norma soltanto se muniti di interruttore differenziale e di protezione dai sovraccarichi. Qualora invece si decida di ristrutturare la cucina o di progettarla in tempi più recenti, è necessario collocare le prese elettriche a una distanza di almeno 60 cm dalle tubature d’acqua e dalle fonti di calore, quindi dal piano cottura e dal lavello. Si raccomanda inoltre di dotare la cucina di almeno 5 prese, due delle quali da posizionare direttamente sul top, ma a distanza di sicurezza. Beninteso, le moderne cucine a isola prevedono dei sistemi multipresa estraibili a norma.

Elettrodomestici

Le normative europee fissano peraltro i requisiti minimi di sicurezza che ogni elettrodomestico deve soddisfare: la dicitura CE sulla confezione del prodotto ne è la certificazione, meglio ancora se si accompagna alle marcature di qualità IMQ o ENEC. Se è vero che le prese elettriche devono essere collocate ad almeno 17 cm di altezza dal pavimento, è anche vero che determinati elettrodomestici debbono invece essere attaccati a un’altezza minima di 30 cm: al riguardo si consiglia di leggere attentamente le istruzioni d’uso. Si ricorda infine che i rifiuti elettrici ed elettronici devono essere smaltiti da enti autorizzati.

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