Stufe e camini contro l’inquinamento nel Nord Italia

 

L’inquinamento atmosferico viene oramai inteso come una vera e propria piaga che colpisce molte zone dell’Italia, però spesso si accanisce sul Nord. Questo purtroppo dipende dall’emissione di gas di scarico che provengono non solo dalle auto e dagli impianti industriali, ma anche da altri apparecchi. Il problema degli scarichi inoltre favorisce lo sviluppo delle polveri sottili che si disperdono nell’ambiente, creando disagi anche in termini di salute per l’uomo a lungo andare. I colpevoli di questa emissione nell’ambiente di monossido di carbonio siamo anche noi con l‘utilizzo di caldaie a biomassa. È stato rilevato infatti che sia il pellet che il legno contribuiscono alla produzione di scarichi nocivi (chiamati PM10) per l’ambiente. Per cui è bene limitare l’uso di apparecchi a biomassa che non abbiano una buona efficienza energetica.

A prendere seri provvedimenti contro questo problema sono state due delle regioni che affrontano la piaga delle emissioni dei gas di scarico nell’aria: Lombardia e Veneto. Vediamo in che modo è stata fronteggiata questa emergenza circa le emissioni di monossido di carbonio di stufe e camini.

Provvedimenti adottati in Lombardia

L’Arpa in Lombardia ha effettuato uno studio che ha rilevato una pericolosa percentuale di polveri sottili nell’aria (si conta il 47% di produzione di PM10). In virtù dei risultati ottenuti dall’Arpa è stato emanato il Protocollo per la qualità dell’aria. Si tratta di una normativa che prevede una precisa regolamentazione riguardo l’obbligo di non avviare apparecchi di riscaldamento domestico che non siano efficienti ed alimentati a biomassa legnosa.

Come viene stabilita però l’efficienza della stufa o di un camino?

Si considera poco efficiente ogni apparecchio a biomassa con un rendimento pari al 63% e con il valore di emissione di monossido di carbonio pari o superiore allo 0,5%. È una limitazione applicata quando si è in presenza di strumenti di riscaldamento ausiliari rispetto a quello di tipo domestico tradizionale.

I territori soggetti a questo divieto non coprono l’intera superficie della Regione. Infatti è stato stilato un elenco delle città colpite da questa disposizione. Sono interessati i comuni insediati ad altezza uguale od inferiore ai 300 metri sopra il livello del mare. Questi territori, nel caso in cui vi sia l’emergenza di livello uno, sono costretti ad utilizzare solo camini o stufe che abbiano una classe ambientale indicata con tre o più stelle e così via. Per cui se si alza il livello, si alzerà anche la classe ambientale degli apparecchi da utilizzare. Il livello uno viene rilevato dopo quattro giorni di superamento dei limiti delle emissioni.

Ma come riconoscere l’appartenenza di una stufa o di un camino ad una certa classe energetica?

Sarà necessario in questo caso riferirsi alla documentazione fornita dal costruttore, chiamata “dichiarazione delle prestazioni ambientali” o “attestato di certificazione“. Qualora questa informazione manchi, il costruttore sarà costretto a renderla disponibile, anche sul sito internet dell’azienda. La Lombardia mette a disposizione per questa evenienza il catalogo regionale costruito partendo dagli elenchi che i produttori hanno trasmesso loro circa la classificazione dei generatori.

La situazione delle stufe e dei camini in Veneto

Il Veneto invece ha adottato delle linee guida specifiche dopo aver ascoltato le proposte avanzate dai comuni e dalle province. È stata quindi fatta una delibera che prevede la classifica dei generatori di calore aumentati a biomassa legnosa. Ovviamente vengono intesi tutti gli apparecchi che sviluppano una potenza termica inferiore a 35kw. È stata introdotta una unità di misura di efficienza energetica che si sviluppa da una a cinque stelle. Le stelle intendono le emissioni inquinanti specifiche e di rendimento. In base alle stelle saranno determinate delle limitazioni temporanee circa l’utilizzo di stufe e camini.

I limiti di utilizzo di questi apparecchi vengono posti qualora vi sia il raggiungimento del secondo livello di criticità, che si verifica quando vi è una concentrazione media giornaliera di 100 microgrammi al metro cubo di sostanze inquinanti, ininterrottamente per tre giorni. Quando si raggiunge questo livello, l’utilizzo di apparecchi a biomassa che non abbiano una classe superiore a quattro stelle viene vietato per dieci giorni. Ovviamente anche per il Veneto, la disposizione è limitata solo a chi è in possesso di altri impianti alimentati a gpl, metano o gas.

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